21 Giugno 2012

Il caldo manda in tilt la rete elettrica blackout al Trivulzio e alle Poste

Il caldo manda in tilt la rete elettrica blackout al Trivulzio e alle Poste

UN’ ALTRA giornata di caldo, un’ altra sequela di blackout elettrici. Quello che fino a martedì sembrava solo un incidente isolato, con Lambrate e Città Studi al buio per 6 ore e attività commerciali azzerate per mancanza di corrente, ieri si è trasformato in un fenomeno dalla diffusione preoccupante: dal centro alla periferia, ospedali (Pio Albergo Trivulzio e San Paolo), poste, uffici, negozi e residenze private: le interruzioni, a macchia di leopardo, sono state provocate dal cedimento delle giunture tra i cavi, saltate per eccesso di riscaldamento. Il Codacons invita chi è rimasto senza corrente per più di otto ore a chiedere l’ indennizzo automatico a A2a per inadempienza del servizio: da 30 a 300 euro secondo la durata del blackout «perché è incredibile che dopo le criticità del 2005 e del 2006 ci si ritrovi ancora nella stessa situazione ». Feroce il commento di Matteo Salvini, segretario nazionale della Lega Lombarda: «Siamo nel terzo mondo, altro che Expo. Le svendite di pezzi di società, come è avvenuto per A2a nel corso di questi anni portano a questo. Non vorrei che questo possa succedere anche con la vendita di Sea. Comunque dopo i blackout di questi giorni la Lega si aspetta le dimissioni di qualcuno in A2a, e non certo del portinaio». Niente corrente, ieri, dunque alle Poste di via Cordusio 4, dove le impiegate, dalle 15 alla chiusura, alle 19, hanno potuto solo vendere francobolli e offrire moduli da compilare a casa. In attesa che A2a rimettesse a posto la rete elettrica surriscaldata, anche i bar lungo tutta la via fino alla Borsa sono rimasti senza corrente, e molti negozi hanno chiuso. «Stress termico», si scusano alla A2a, che ieri ha impegnato tutte le squadre a disposizione per tappare le falle. La peggio l’ hanno vissuta i 900 degenti del Pio Albergo Trivulzio: oltre 15 ore senza energia, dalle 21.30 di martedì alle 14 di ieri. Un cavo è letteralmente esploso sotto l’ asfalto di via Bezzi, tenendo isolato l’ intero quartiere. I malati più gravi, attaccati ai respiratori automatici, sono stati salvati dal generatore d’ emergenza «ma nella notte abbiamo dovuto noleggiare un paio di generatori di continuità più potenti, con una spesa di 3mila euro, per far fronte alle altre esigenze – precisano gli amministratori del Trivulzio. Gli operai di A2a ci hanno detto che i cavi che passano sotto le strade sono vecchi di almeno 40 anni e il caldo li fa squagliare». Meno grave la situazione all’ ospedale San Paolo dove le interruzioni, un paio, non sono durate oltre il quarto d’ ora e si sono risolte con gli ausili per le emergenze. Chiusura forzata per il castello Sforzesco, colpito dalla stesso stress energetico. Ironia della sorte, il blackout è piombato nel giorno in cui l’ assessore alla cultura Stefano Boeri ha invitato i milanesi a trascorrere le ore più torride dell’ estate appena iniziata a Palazzo Reale e al Museo del Novecento, aperti gratuitamente per «rigenerare l’ anima, avere il fresco e arricchirsi». Nella giornata di picco di Scipione, gli ospedali sono stati presi d’ assalto: il 118 si è trovato con 70 schede aperte in contemporanea ogni ora, contro le 40 richieste che mediamente vengono evase in giorni di normale afflusso. Oltre 500 gli interventi di medicina acuta, per lo più difficoltà respiratorie e problemi cardiocircolatori. Disagi anche sui mezzi di superficie Atm e su alcuni treni della metro non dotati di impianto di condizionamento. La parte la fa anche l’ ozono, che nella zona a nord di Milano, da Cormano a Meda e a Trezzo, ha superato la soglia definita di “informazione” pari a 180 microgrammi/metrocubo, subito sotto quella di allarme di 240 microgrammi. L’ Arpa come misura preventiva invita a nutrirsi di cibi antiossidanti, di non fare barbecue e di non svolgere attività all’ aperto. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
laura fugnoli

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