9 Giugno 2012

Ricongiungimento: da un progetto a un programma nazionale

Ricongiungimento: da un progetto a un programma nazionale

Milano – Il Consiglio italiano per i rifugiati (CIR) ha presentato a Roma i risultati del progetto “Ritrovarsi per Ricostruire” finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con il fondo dell’ otto per mille dell’ IRPEF devoluto dai cittadini alla diretta gestione statale per l’ anno 2009, il più importante intervento mai finanziato in Italia sul ricongiungimento familiare per rifugiati. Sono state direttamente assistite più di 700 persone nel lungo percorso di ricongiungimento familiare e nel corso di due anni di attività sono arrivati 317 familiari in ricongiungimento, di cui 121 coniugi, 177 figli, 2 fratelli e 17 genitori. Il numero complessivo delle persone orientate e supportate all’ interno del progetto ha quindi superato le 1.000 unità. Sono state interessate dall’ intervento 6 regioni (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto, Lazio, Calabria, Campania) e 11 città e province (Udine e Gorizia; Milano, Bergamo e Varese; Verona; Roma; Crotone, Catanzaro e Cosenza; Catania). Il progetto ha previsto il lavoro di un ampio ed articolato partenariato: il Consiglio Italiano per i Rifugiati come capofila, la Fondazione Franco Verga e la CGIL Camera del Lavoro a Milano; la Cooperativa Panta Rei a Verona; il Centro Astalli, la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Caritas Cooperativa “Roma Solidarietà” a Roma. Inoltre, il progetto si è avvalso del supporto tecnico di Contalegis e della Codacons. “Il progetto ha sperimentato una modalità e una metodologia per permettere ai rifugiati di ricominciare una vita con la propria famiglia. Ma il progetto finisce qua mentre le stesse problematiche si avranno anche domani . E non solo per mille persone, ma per la totalità dei rifugiati presenti in Italia” dichiara Christopher Hein Direttore del CIR. ” Abbiamo intenzione di presentare proposte per convertire questo progetto in un programma nazionale che comprenda anche delle istruzioni per snellire le procedure tanto in Italia, ovvero presso le Prefetture e le Questure, quanto nei Paesi di origine e di transito dove si trovano le famiglie” conclude Hein.

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