15 Giugno 2012

Martinelli: «Condannatemi a tre anni»

Martinelli: «Condannatemi a tre anni»

la proposta di patteggiamento dopo l’ irruzione armata all’ agenzia
delle entrate di romano favorevole il pubblico ministero, ora la
decisione spetta al gip: udienza fissata per il 5 luglio

Romano Tiziano Tista Alla fine ha scelto la strada del patteggiamento della pena in fase di indagini preliminari, proprio come preannunciato nei giorni scorsi dall’ avvocato Giuliano Leuzzi, il difensore messogli a disposizione gratuitamente dal Codacons. Luigi Martinelli, finito in manette il 3 maggio e ancora detenuto dopo aver fatto irruzione armato nell’ ufficio di Romano di Lombardia dell’ Agenzia delle Entrate, ha formalmente chiesto al pm Franco Bettini di patteggiare tre anni di reclusione per chiudere la vicenda giudiziaria: pena che il magistrato ha ritenuto congrua, e che ora è stata messa al vaglio del giudice per le indagini preliminari Giovanni Petillo. L’ avvocato dal Codacons Il gip si è riservato di decidere e ha per ora fissato un’ udienza in camera di consiglio con le parti (accusa e difesa), per valutare la proposta di patteggiamento: il 5 luglio valuterà l’ intera questione e deciderà se accogliere quindi la richiesta oppure respingerla. In quest’ ultimo caso il difensore potrebbe riformularla in un secondo momento e con condizioni chiaramente diverse, oppure decidere di affrontare l’ udienza preliminare, magari con rito abbreviato. Se invece la richiesta dovesse essere accolta il capitolo giudiziario si chiuderebbe, lasciando solo da valutare la misura cautelare a cui eventualmente sottoporre Martinelli (tolto infatti il periodo già scontato e scendendo in questo modo sotto i tre anni di reclusione, potrebbe anche chiedere ad esempio l’ affidamento in prova ai servizi sociali). La situazione resta comunque per ora aperta a ogni soluzione. Nella sua ordinanza, subito dopo la convalida dell’ arresto, il gip Giovanni Petillo aveva valutato con molta serietà l’ episodio: dopo aver ricevuto una cartella esattoriale, Martinelli aveva fatto irruzione nella sede di Romano dell’ Agenzia delle Entrate, imbracciando un fucile da caccia; lì aveva preso in ostaggio le quindici persone presenti, e aveva anche esploso un colpo in aria, prima che la pazienza del vicebrigadiere Roberto Lorini dei carabinieri di Romano (premiato pochi giorni fa con la medaglia d’ oro dal presidente della Repubblica) avesse la meglio su di lui (dopo circa cinque ore), convincendolo ad arrendersi e lasciarsi arrestare senza commettere altre sciocchezze. Per lui le accuse erano state quelle di sequestro di persona, minacce, spari in luogo pubblico e detenzione illecita di arma da taglio (aveva con sé anche un coltello, oltre a due pistole). Il gip aveva subito rilevato, interrogando all’ indomani Martinelli sul suo gesto eclatante, una forte sproporzione tra la presunta causa scatenante (e cioè i debiti, poi accertati in 2.400 euro) e la grave condotta tenuta dall’ imprenditore: nella sua ordinanza aveva quindi posto l’ attenzione sul rischio che un comportamento del genere potesse ripetersi anche per situazione più banali, come una lite. L’ interrogatorio in carcere Ad aggravare ulteriormente la posizione di Luigi Martinelli ? e a confermare in un certo senso il rischio di gesti pericolosi ulteriori ? l’ arsenale da lui detenuto (anche se regolarmente) in casa: oltre alle due pistole che aveva con sé insieme al fucile, nell’ appartamento aveva altre due pistole, cinque carabine, due fucili, centinaia di munizioni e quasi due chili di polvere da sparo. L’ uomo durante l’ interrogatorio in carcere aveva anche fornito alcune precisazioni al gip, che avevano destato più preoccupazione che altro: dalla poca tolleranza verso i tributi (a partire dal canone Rai: «Non lo sopporto»), alla passione per le armi, fino all’ individuare l’ origine dei propri problemi nell’ Agenzia delle Entrate («Il mandante dei miei guai», aveva detto). Tutti questi elementi, e in particolare quanto contenuto nell’ ordinanza di convalida sulla gravità dell’ episodio, entreranno in gioco per la valutazione da parte del giudice Petillo della congruità della pena proposta con l’ accordo di accusa e difesa.

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