Caos Rai, Lei chiede l’interim E impone il bavaglio sul web
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fonte:
- L`Unità
Grande agitazione, ma anche grande
confusione su ciò che dovrebbe accadere
nei prossimi giorni a viale Mazzini.
Qui nei corridoi deserti ironizzano su
un clima da «Desert storm», un’aria sospesa
da set cinematografico prima
dell’attacco «alieno». Ieri alle tre del pomeriggio
Lorenza Lei è andata a Palazzo
Chigi per un incontro con il premier
Mario Monti durato un’ora buona. Incontro
classificato come «interlocutorio
», ma la dg ormai spodestata ha venduto
cara la sua pelle facendo capire di
lasciare un cantiere aperto. E ha chiesto
di continuare a rappresentare
l’azienda in alcuni appuntamenti, il più
vicino è la presentazione dei palinsesti
autunnali da parte della Sipra. Insomma,
il 18 a Milano e il 20 a Roma, Lorenza
Lei vuole tenere in mano la bandiera
Rai di fronte agli investitori e non passarla
neppure mediaticamente a Luigi
Gubitosi (per ora solo indicato dal governo).
Una sorta di proroga, favorita
dai tempi lunghi in commissione di Vigilanza
per il rinnovo del Cda (quello vecchio
si riunisce ancora mercoledì). Sul
tavolo c’è poi la ricerca di una collocazione
che mantenga Lei in un ruolo chiave,
circola l’ipotesi di un cambio di poltrona
come consigliere (un patto di non
belligeranza tra Monti e Berlusconi?).
L’ULTIMOBAVAGLIO
Tornata a viale Mazzini nel suo ufficio,
la signora Lei aveva già sparato un colpo,
il divieto a tutti i «dipendenti e collaboratori
» di rilasciare dichiarazioni non
solo agli organi d’informazione, ma anche
ai social network: alla luce «della
evoluzione tecnologica e produttiva dei
mezzi e sistemi di comunicazione», è
scritto nella circolare numero di protocollo
0059 distribuita ieri (resa nota dal
blog Globalist.it diretto da Gianni Cipriani),
il divieto «deve ritenersi riferito anche
alle dichiarazioni rilasciate su siti internet,
blog, social network e similari
fruibili da una pluralità di utenti». Sarà
per la tweet-mania di alcuni dirigenti?
Basta «cinguettii» in tempo reale, critiche
su Facebook o ironie. Un’ingerenza
nel privato, ma la circolare si chiude
con toni ultimativi: «Non verranno tollerati
comportamenti in contrasto» con il
divieto già noto.
Se Lei si preoccupa di mantenere il
posto (ma compaiono cartelli di «addio
Lei» in Rai), il presidente uscente, Paolo
Garimberti, è andato da Sergio Zavoli,
presidente della commissione di Vigilanza,
a chiedere una accelerazione sui
tempi delle nomine per il rinnovo del
Cda, perché «tutte le parti coinvolte
adempiano rapidamente al loro ruolo
così da consentire all’azienda di poter
avere presto dei nuovi amministratori».
Un altra forma di pressing su Bersani
perché non fermi la Rai e a Zavoli perché
apra i seggi. Il segretario Pd mantiene
il punto e non intende votare alcun
nome con le regole della legge Gasparri.
Una posizione avversata nel Pd anche
per il timore che il Pdl faccia man
bassa con 5 consiglieri a viale Mazzini.
Da qui il pressing dell’area popolare fra
i democratici, Fioroni e Merlo, ripresa
dal leader Udc, Pierferdinando Casini,
pronto a rinunciare al suo candidato
(De Laurentiis) se il governo indicasse 7
persone di «garanzia». Idea bocciata dal
pidiellino Gasparri in quanto violerebbe
la legge che porta il suo nome.Ecriticata
come «scorciatoia» da Giulietti di
Articolo21 e dal Pd Vita: meglio un commissariamento
palese ma che cambi le
norme della Gasparri.
Per il nuovo Cda ora sono certe solo
due caselle: la presidente Anna Maria
Tarantola, che il Pd voterà, e il consigliere
di fiducia del Tesoro Marco Pinto. Zavoli
ha convocato per oggi alle 13 l’ufficio
di presidenza per decidere l’apertura
dei seggi di voto, la settimana prossima.
E Garimberti mercoledì 13 presiederà
l’assemblea degli azionisti Rai ai
quali dovrebbero essere presentati i nomi
dei sette consiglieri da votare in Vigilanza.
Cosa che non accadrà, l’assemblea
sarà rinviata.
Negli uffici della commissione sono
arrivati circa trenta curricula, tra autocandidature
e proposte di associazioni
con nomi come Lorella Zanardo,Roberto
Mastroianni, Tana De Zulueta (proposti
da Articolo21); c’è anche Rienzi,
presidente del Codacons, che reclama
«trasparenza: i curricula siano resi pubblici
».
Il Pdl tira dritto nella vecchia spartizione
partitica e punta alla maggioranza
(o a mantenere l’attuale Cda con Lei
dg, se non votare contro Gubitosi). Una
conferma per il consigliere ultra berlusconiano
Verro, dagli ex An un posto al
pensionato ex capo dell’ufficio legale
Rai, Rubens Esposito, in ballo anche
Guido Paglia. Il Pdl potrebbe concedere
un posto alla Lega (già accontentata alla
Privacy) che, sull’onda del ramazzate,
punta la carta della giovane Gloria
Tessarolo, già nel Cda di Rai Cinema.
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