12 Giugno 2012

Il Belpaese in recessione Le famiglie tirano la cinghia anche su cibo e medicine

Il Belpaese in recessione Le famiglie tirano la cinghia anche su cibo e medicine

Calano i consumi pure per gli alimentari, anche se con l´arrivo del caldo diventa difficile … Arianna Augero Roma. L’ Istat conferma che l’ Italia è un paese in recessione. Il Pil è calato dell’ 1,4%. I dati sull’ economia resi pubblici dall’ Istat sottolineano come l’ aumento delle tasse e dell’ Iva abbia determinato il crollo dei consumi del 2,4%. Invece il Pil delle potenze economiche mondiali non è diminuito. Nel primo trimestre del 2012 il prodotto interno lordo italiano è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente (è il peggior dato registrato dal 2009, quando si era registrato una calo del 3,5%). Nei confronti del primo trimestre del 2011 il Pil è sceso dell’ 1,4%. A giocare un ruolo fondamentale nella caduta del Pil è il crollo dei consumi: “L’ aumento dell’ Iva e le troppe tasse che hanno colpito gli italiani, indipendentemente dalla loro capacità contributiva – spiega il Codacons in una nota – hanno ridotto il potere d’ acquisto dei redditi bassi e medi, con alta propensione marginale al consumo. La spesa delle famiglie italiane, infatti, è diminuita del 2,4% rispetto al primo trimestre del 2012 e dell’ 1% rispetto al trimestre precedente». Tutte le componenti della domanda interna, eccetto la spesa della pubblica amministrazione (aumentata dello 0,4%) sono risultate in diminuzione, in un contesto di contrazione delle importazioni e di lieve calo delle esportazioni. Gli acquisti dei beni durevoli sono diminuiti dell’ 11,8%, come ad esempio elettrodomestici o auto, quelli non durevoli del 2,3% e gli acquisti dei servizi dello 0,2%. Sono 10 anni, ovvero dall’ arrivo dell’ euro nel 2002 che, secondo l’ associazione dei consumatori, “salari e pensioni non sono state salvaguardate dall’ aumento del costo della vita e questo ha impoverito progressivamente le famiglie, prima costrette ad intaccare i risparmi e poi, finiti questi, a partire dal 2007, a ridurre i consumi, con effetti negativi sulla crescita del Paese. E ora, nel 2012, scendono addirittura gli acquisti obbligati come medicinali e alimentari”. Il ministero dell’ Economia ha individuato anche un calo delle nuove partite Iva, nel secondo trimestre del 2012, pari al 25,8%. Se si considerano le partite Iva aperte lo scorso anno, in corrispondenza di aprile, la flessione è pari al 3%. L’ Italia fa peggio dell’ area euro nel complesso e dei principali Paesi del G8. Il Pil è aumentato dell’ 1% in Giappone, dello 0,5% negli Stati Uniti e in Germania, mentre è rimasto stazionario in Francia, mentre è diminuito dello 0,3% nel Regno Unito. In termini tendenziali, il prodotto ha registrato un incremento del 2,6% in Giappone, del 2,0% negli Stati Uniti, dell’ 1,2% in Germania, dello 0,3% in Francia, mentre è diminuito dello 0,1% nel Regno Unito. Nel complesso, il Pil dei paesi dell’ area euro è rimasto stazionario rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,1% nel confronto con lo stesso trimestre del 2011. Un’ economia, quella italiana, che per contenere la propria fase di recessione si appoggia al crollo delle importazioni e alla tenuta delle esportazioni. Ne deriva un contributo rilevante dell’ export netto, pari al +0,9%, all’ andamento del Pil che in parte bilancia il contemporaneo andamento nettamente negativo di consumi, investimenti e scorte. Nella situazione attuale anche alle aziende esportatrici, tradizionalmente punto di forza dell’ economia italiana, viene chiesto un contributo al passo del nuovo quadro internazionale. A dare più spinta all’ export – ha ricordato nei giorni scorsi il vice-ministro Vittorio Grilli – dovrebbe essere una maggiore capacità di penetrazione nei Brics, i paesi del mondo ad alto tasso di crescita e quindi, in diversa misura, di beni e servizi importati. “Oggi solo l’ 1,6% dell’ export italiano va in quei paesi contro il 6,4% dell’ export tedesco” ha evidenziato Grilli.

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