7 Giugno 2012

Caos Imu: tre milioni di persone costrette a ripetere i conteggi

Caos Imu: tre milioni di persone costrette a ripetere i conteggi

Il «delirio Imu» è in pieno svolgimento.
A denunciarlo è il sistema dei Caf, che
gestisce circa l’82% del flusso finanziario
diretto alle casse dell’erario. Un nodo
dietro l’altro, la cui soluzione è arrivata
sempre troppo tardi, creando caos e
smarrimento. Ieri persino il presidente
di Confindustria Giorgio Squinzi ha lanciato
un grido d’allarme. «L’incertezza
sull’ammontare dell’Imu – ha detto intervenendo
al seminario del Centro Studi –
sta terrorizzando le famiglie e sta frenando
la spesa». Non solo non si sa quanto
si paga, ma neanche come si paga. Il
Paese dei proprietari di casa (cosa che
l’Italia è sempre stata) è allo sbando.
Tanto che cominciano a diffondersi voci
(del tutto infondate) di un possibile slittamento
del termine per il versamento
del primo anticipo, fissato per il 18 giugno.
«Credo che avendo deciso per tre
rate – dichiara Mauro Soldini, responsabile
dei Caf Cgil – il governo non aprirà
sullo slittamento».
LALUNGAMARCIA
Finora lo scenario visto dagli sportelli
Caf è stato questo. Ben tre milioni di persone
sono dovute tornare due volte nello
stesso ufficio a marzo scorso, per via
delle modifiche intercorse nel frattempo
che hanno modificato il primo calcolo,
già abbastanza complicato dal moltiplicatore
delle rendite (tre rate al posto
di due, decisione di versare solo l’aliquota
minima nei primi due acconti e poi
fare il conguaglio a fine anno). Oggi
un’altra valanga di contribuenti ha fatto
tappa prima ai Caf, poi in banca, e poi è
tornata ai Caf. E non per un giro turistico,
ma per una serie infernale di fraintendimenti
e ritardi nelle disposizioni.
In sostanza appena due settimane fa
l’Agenzia delle Entrate ha inviato una
circolare al sistema bancario, chiedendo
di indicare nel modulo F24 la rata del
versamento. Peccato che la stessa indicazione
non sia arrivata ai Caf. Risultato: i
contribuenti si sono presentati in banca
con l’F24 senza indicazione della rata, e
le banche li hanno rifiutati. Così sono
tornati indietro. Solo dopo che gli uffici
sono stati letteralmente presi d’assalto,
l’amministrazione ha pensato bene di informare
gli intermediari che potevano
accettare moduli con o senza l’indicazione
della rata.
Per un sistema che gestisce tra i 17 e i
18 milioni di dichiarazioni fiscali, di cui
circa 14 includono anche l’Imu, una vicenda
di questo tipo equivale a un terremoto.
«In tutto questo abbiamo anche
dovuto affrontare i tagli del Salva-Italia –
continua Soldini – che ci ha sottratto il
23% del contributo ministeriale per il
servizio che offriamo. Abbiamo dovuto
ridurre le sedi, creando ancora più disagi
ai cittadini». Ma il disagio maggiore,
per i tecnici chiamati a elaborare le dichiarazioni,
è il ritardo nelle comunicazioni
delle Entrate. «Un esempio? Le circolari
per l’attuazione dell’Irpef sono
state emanate 2 settimane fa – spiega Soldini
– Anche le spiegazioni sulla cedolare
secca chieste 9 mesi fa sono arrivate
adesso. Oggi ci ritroviamo con la scadenza
Imu e con quella del 730 che scade il
30 giugno, e siamo a ranghi ridotti».
La preoccupazione più diffusa riguarda
l’ammontare complessivo che si dovrà
pagare, visto che i Comuni hanno
tempo fino a settembre per decidere le
aliquote (ma alcuni hanno già deliberato)
e il governo può ulteriormente modificare
entro il 10 dicembre, se il gettito
non sarà quanto previsto. Un vero meccanismo
infernale.
In questo scenario le domande dei
contribuenti si accavallano. Per esempio:
i cittadini di un Comune che ha già
deliberato, quanto devono versare come
primo acconto? Anche loro possono considerare
l’aliquota base del 4 per mille, e
poi rinviare il conguaglio a fine anno.
Cosa accade se si è acquistata un’abitazione
ad esempio nella prima metà di
aprile? Semplice: il venditore pagherà la
somma equivalente per tre mesi (totale
diviso 12 per 3), cioè fino a marzo, e l’acquirente
per nove mesi. Se per il venditore
si tratta di una seconda casa e per l’acquirente
della prima, le aliquote saranno
differenziate: al primo si applicherà
quella maggiorata, al secondo quella inferiore.
RITARDI
L’altro quesito molto frequente riguarda
il «destino» di chi paga in ritardo. Qui
il meccanismo è complicato. La sanzione
massima è il 30% del dovuto. Se il ritardo
non supera i 15 giorni (cioè entro il
quattordicesimo giorno dal 18 giugno)
la sanzione (che viene inviata con apposita
lettera dall’amministrazione) è pari a
un quindicesimo del 30% della somma
che si deve pagare. Su mille euro, quindi
equivale al 2% per il primo giorno, il 4
per il secondo e così via. Se c’è un ravvedimento,
cioè il contribuente paga in ritardo
e vuole pagare contestualmente
anche la sanzione, nei primi 15 giorni la
penale diminuisce di un decimo. Dunque,
per un giorno di ritardo si versa lo
0,2% in più, al 14esimo giorno si arriva
al 2,8%. La differenza rispetto al primo
caso è che si paga tutto insieme, imposta
e sanzione, senza attendere la «cartella»
dell’amministrazione. Dal 15esimo al
30esimo giorno di ritardo con ravvedimento
si paga il3% in più e dal 31esimo a
un anno, sempre con ravvedimento, il
3,75% in più. In questo caso sull’F24 si
deve barrare la casella «ravvedimento».
Senza ravvedimento, oltre il 14esimo
giorno la penale è il 30%. Oltre la penale,
in caso di ritardo si devono pagare gli
interessi pari al 2,5% annuo, che si divide
per 365 e si moltiplica per i giorni di
ritardo. L’interesse si applica alla sola
imposta e non alla penale.
Su tutto questo, poi, si abbatte anche
la querelle politica. Ieri Daniela Santanchè
ha riproposto una sorta di «sciopero
», ed è stata ripresa da Osvaldo Napoli
del suo stesso partito. Poi c’è il Codacons
che ha fatto ricorso al Tar.E se passasse
la sospensiva?

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this