18 Maggio 2012

Riconosciuta l’ anzianità a sette docenti precari

Riconosciuta l’ anzianità a sette docenti precari

Contro il Miur Il Codacons ha promosso più di 2500 ricorsi i in Italia: «La sentenza è importante, ma siamo solo al primo grado di giudizio» Precari in cerca di giustizia. Approda anche a Torino la battaglia indetta a livello nazionale dal Codacons a sostegno degli insegnanti assunti ogni anno con contratti «a tempo determinato», prigionieri da una legge che «non sarebbe mai tollerata nel settore privato». Poche settimane fa il giudice del lavoro Fabrizio Aprile ha parzialmente accolto le istanze di sette professori di istituti superiori di Torino e provincia, riconoscendo loro il diritto agli scatti di anzianità. Respinte invece le richieste di riassunzione in servizio «con subordinazione a ruolo», per «nullità del termine apposto ai contratti di lavoro», e il riconoscimento del «danno non patrimoniale». Un successo a metà. Ma per l’ avvocato Michele Patrisso che, assieme al collega Vitantonio Piemonte e al professor Carlo Rienzi, ha dichiarato guerra al Ministero dell’ Istruzione, rappresenta un traguardo importante. «Purtroppo – dice il legale – altri ricorrenti non hanno ricevuto in precedenti procedimenti lo stesso trattamento: non tutti i giudici infatti condividono le conclusioni riportate in questa sentenza». E aggiunge: «Il vero guaio dei professori precari è la legge che regola i loro contratti di lavoro all’ interno della scuola pubblica: nel settore privato trattamenti del genere sarebbero sanzionati senza pietà». La strada dei diritti è ancora lunga. In questo caso però è stata riconosciuta l’ anzianità maturata con incarichi a singhiozzo, per alcuni «prof» anche da oltre 15 anni. Assunti a settembre e «licenziati» a giugno. «La domanda relativa agli scatti di anzianità, con decorrenza dal primo contratto a termine – scrive il giudice – deve essere accolta laddove si è affermato che il principio di non discriminazione tra contratti a termine e contratti a tempo indeterminato costituisce principio generale del diritto comunitario che trova applicazione nei confronti di tutti i lavoratori che forniscono prestazioni retribuite nell’ ambito di un rapporto di impiego, con la conseguenza che la mera circostanza per cui un impiego sia qualificato “di ruolo” in base all’ ordinamento interno, è priva di rilevanza in tal senso». Tutti uguali. Così stabilisce la giustizia europea. «Inoltre, la Corte – aggiunge il giudice – ha ritenuto fondata la pretesa volta all’ attribuzione in favore del lavoratore a termine, di scatti di anzianità che l’ ordinamento interno riserva ai soli lavoratori a tempo indeterminato, atteso che la nozione di “ragioni oggettive” che la normativa comunitaria prevede quale fondamento di un trattamento non paritario tra le due tipologie di contratti, non autorizza a giustificare una siffatta disparità solo perché prevista da una norma interna generale e astratta». La battaglia è solo all’ inizio. «Siamo solo al primo grado di giudizio – dice prudentemente l’ avvocato Patrisso – Prima di gridare vittoria, dobbiamo arrivare fino in fondo». Cause del genere sono in corso in tutta Italia. Il Codacons sta promuovendo più di 2500 ricorsi. Tutti precari, ma non rassegnati.
massimiliano peggio

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