Atto d’ accusa per Schettino: incapace di gestire il pericolo e non adatto al comando
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fonte:
- il Tirreno
le motivazioni della cassazione per gli arresti domiciliari: timore che
possa inquinare le prove. il pericolo di fuga non c’ è, ma si rischia il
ripetersi di reati.
di Pierluigi Sposato GROSSETO Non è una schematica e formale spiegazione in punta di diritto delle ragioni per le quali sono stati respinti i ricorsi di Procura e difesa. Le motivazioni della quarta sezione penale della Corte di Cassazione, che il 10 aprile scorso aveva confermato gli arresti domiciliari al comandante, sono un autentico atto di accusa nei confronti di Francesco Schettino. Giudicato incapace «di gestire una situazione di pericolo tipica della sua professione, nonostante la specifica preparazione professionale e l’ esperienza maturata». Il comandante di Costa Concordia è, secondo i giudici della Suprema Corte, di «scarsa resistenza» nello svolgimento «di funzioni di comando o comunque di responsabile della sorte di persone a lui affidate, a reggere situazioni di crisi e ad assicurare in quelle situazioni l’ adempimento delle obbligazioni di sicurezza e garanzia verso i terzi affidati». Ciò, dunque, «è evidenza di pericolo concreto, anche se non di certezza, di reiterazione di delitti colposi correlati all’ incolumità delle persone ogni volta che si proponga un’ occasione di esercizio di doveri e obbligazioni di garanzia». Ecco perché il comandante deve restare ai domiciliari a Meta di Sorrento. Non per il pericolo di fuga, invece, perché è «stato opportunamente messo in luce che egli, a prescindere dall’ atteggiamento assunto, è comunque sempre rimasto sul luogo della vicenda senza cercare di sfuggire all’ identificazione e al controllo». Se dunque le registrazioni diffuse pochi giorni fa da Tgcom24 dimostrerebbero la perizia del comandante nella manovra e la piena volontà collaborativa nella descrizione dell’ incidente nell’ immediatezza, le parole della Cassazione dipingono uno Schettino apparentemente inadeguato alla gestione dell’ emergenza. «Un’ insufficienza strutturale». I giudici riservano poi anche alcuni passaggi ai sospetti che l’ avvocato Bruno Leporatti aveva avanzato sulla veridicità di quanto affermato dal crisis manager di Costa Concordia, Roberto Ferrarini, nel memoriale: il racconto della proposta di fornire una versione di comodo sarebbe stato un tentativo di scaricare tutto su Schettino, secondo il legale. «Sospetti infondati», secondo la Suprema Corte, che invece giudica corretta la valutazione della possibilità che il comandante possa inquinare le prove, attuando «interferenze», negli elementi in mano all’ accusa, dal momento che lui «è, allo stato, il principale indagato e potrebbe compromettere il libero e completo accertamento di ogni aspetto di una complessa vicenda» come questa del naufragio. La Cassazione aveva all’ epoca ritenuto inammissibile anche il ricorso di Codacons. I giudici adesso spiegano che l’ associazione è legittimata a essere «parte» nella vicenda giudiziaria ad eccezione dei procedimenti che riguardano la libertà personale o il sequestro dei beni. L’ associazione lamenta però l’ alto costo delle copie su supporto informatico delle memorie della scatola nera: 75 dvd costerebbero – di diritti di cancelleria – 774 euro ciascuno. Una compressione del diritto di difesa. Addirittura una possibile «tentata estorsione», come la qualifica il Codacons. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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