5 Maggio 2012

La Lega sta col sequestratore

La Lega sta col sequestratore

MILANO Adesso che tutto è finito, chi sta dalla parte di Luigi Martinelli, l’ uomo che si è barricato nell’ agenzia delle entrate di Romano di Lombardia? Mezza Italia, che come lui si sente disperata e non sopporta più di tirare la cinghia mentre non passa giorno senza che venga data notizia dell’ ennesimo scandalo o privilegio di chi dovrebbe rappresentarla. La novità rispetto ai suicidi ormai giornalieri è dirompente e cruda. Poco cautamente è fotografata così da chi – anche sul sito de il manifesto – commenta: «Finalmente uno che non usa il fucile contro se stesso». Ma com’ è possibile che la «gente» solidarizzi con un sequestratore armato di un fucile a pompa, due pistole e un coltello? Eppure questa è la reazione di tante persone diverse: piccoli imprenditori, lavoratori, disoccupati. Se si vuole fare una distinzione di classe e trovare un denominatore comune forse basta usare una parola che non tramonta mai: poveri, o quasi. Ma anche sui giornali più moderati – gli stessi che quando si fischia in piazza sentono l’ urgenza di riparlare di anni di piombo – il gesto di Martinelli non viene semplicemente condannato. Suscita invece riflessioni e distinguo. Bastava leggere ieri il commento di Michele Serra su la Repubblica: invitava a «distinguere tra l’ evasore cosciente di esserlo, volontariamente fraudolento e dunque traditore della collettività, e il cittadino strozzato dalla crisi che annaspa e non riesce a pagare non perchè non vuole, ma perché non può». Per questo dispiace che a strumentalizzare la vicenda ci abbia pensato la Lega. Ieri Roberto Calderoli è andato a trovare nel carcere di Bergamo Luigi Martinelli, che ora rischia fino a otto anni e che, secondo Calderoli, sarebbe indebitato per 44 mila euro con l’ agenzia delle entrate (Equitalia sostiene invece che deve due mila euro fra l’ altro per il canone Rai non pagato). Il triumviro del Carroccio ha anche offerto l’ assistenza legale di un loro avvocato di fiducia, Matteo Brigandi. «Pur condannando fermamente», Calderoli non ha perso l’ occasione di «essere vicino a cittadini che come Martinelli si trovano in situazioni estreme causate anche dall’ esasperazione nei confronti di uno stato che sembra considerare il cittadino solo alla stregua di un suddito da spremere». Una vicinanza ipocrita da parte di chi fino all’ altro giorno era al governo e che adesso deve far pulizia nel proprio partito perché il suo ex tesoriere investiva soldi pubblici in lingotti e diamanti. La Lega però coglie solo l’ aria che tira, soprattuto nel nord. Infatti prima del Carroccio è stato il Codacons a mettersi a disposizione del sequestratore. «Pur non condividendo il gesto estremo dell’ uomo – ha precisato il presidente Carlo Rienzi – abbiamo deciso di farci carico delle spese legali e di difendere gratuitamente Martinelli. Questo perché la vicenda del sequestro fa apparire in modo chiarissimo l’ emergenza sociale in atto, con la crisi che non distrugge solo aziende e bilanci ma anche la vita». E d’ altronde il fratello di Martinelli, a chi gli domanda il perché di quel gesto, risponde semplicemente «chiedetelo a Monti». Opportuno o meno che sia, il messaggio ormai è passato. E la sinistra? Disorientata. Confusa dalla fatto che davanti ad una cartella esattoriale si arrabbiano allo stesso modo l’ operaio e il piccolo imprenditore. Le «gabelle» di Equitalia non sono certo proporzionali al reddito e basta farsi un giro negli uffici per vedere che a fare la coda non ci sono gli evasori che portano milioni nei paradisi fiscali. Le tasse si devono pagare, ovvio, ma per le tasse, nella storia, si sono sempre fatte rivolte e rivoluzioni. Il vero problema, da che è mondo e mondo, è: chi le paga? Ai tempi di Monti le pagano i poveri, o quasi.

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