Meno di mille euro al mese
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fonte:
- L`Unità
Dopo una vita di lavoro, sempre più
lunga e con buste paga tra le più basse
d’Europa, una pensione ai limiti
della sopravvivenza: un anziano su
due vive con meno di mille euro al
mese. La notizia, benché non nuova,
resta agghiacciante. La Cgil l’ha
sempre detto, adesso lo certifica anche
l’Istat: si tratta di 7,6 milioni di
persone, per l’esattezza il 45,4%
del totale. Nella classifica delle povertà,
il 31% – 5,2 milioni di persone,
quasi un pensionato su 3 – sopravvive
conun assegno tra i 500 e i
mille euro, che per il14,4% – 2,4 milioni
– non supera nemmeno i 500
euro. Del resto, il23,5% si barcamena
con 1.000-1.500 euro, e solo il
restante 31,1% ha una pensione
che supera i 1.500 euro. Le donne,
che rappresentano il 53% dei pensionati,
sono le più penalizzate: i loro
assegni medi sono pari a 12.840
euro, contro i 18.435 euro degli uomini.
E, infatti, la maggior parte di
loro (54,9%) ha meno di mille euro
al mese. Tutto «nella norma», dopo
anni di lavoro con stipendi più bassi
dei colleghi maschi.
In totale i pensionati sono 16,7
milioni e percepiscono, in media,
15.471 euro l’anno. I dati si riferiscono
al 2010, quando la spesa pensionistica
complessiva è stata di
258,4 miliardi, aumentata solo
dell’1,9% rispetto all’anno prima, e
in calo rispetto al Pil. Sono gli assegni
di vecchiaia ad assorbire la gran
parte della spesa (71%), e quasi la
metà delle pensioni viene erogata
al Nord. Secondo i calcoli del Codacons,
dal 1993 ad oggi il potere d’acquisto
di una pensione medio-bassa
è calato di oltre il 50%.Ei pensionati
italiani, complice la pressione
fiscale, si confermano i più poveri
d’Europa.
Gli italiani arrancano nella crisi,
tra pensioni e salari bassi, prezzi
che corrono e lavoro che manca,
ma la «buona» notizia è che i loro
debiti rimangono contenuti, grazie
a tassi dei mutui accesi ancora bassi
e alla tenuta dei prezzi delle case.
CROLLA LA FIDUCIA DELLE IMPRESE
Questo secondo Bankitalia, che comunquerileva
come la ricchezza netta
delle famiglie sia diminuita. Tra il
2008 e il 2010, dice l’ultimo Rapporto
di Palazzo Koch, la quota dei nuclei
con debiti è scesa ulteriormente
(al24,1% dal 26,5%). Un’evoluzione
che «riflette le tensioni nell’offerta di
credito registrate (la percentuale di
famiglie che non hanno ottenuto almenoin
parte il credito richiesto è salita
dal 23 al 28%), oltre che la minore
domanda di prestiti». Tradotto: gli
italiani si rassegnano in partenza, e
cercano di evitare di chiedere prestiti
alle banche. Nel 2011 i costi per i pagamenti
dei debiti sono rimasti «stabili
all’11% del debito disponibile»,
mentre per il 2012 si profila «un lieve
aumento» visto il calo del reddito e
una leggera risalita dei tassi. Per i
prossimi mesi Bankitalia individua
nella «debole dinamica dei redditi» il
vero rischio per le famiglie, con
l’acuirsi delle difficoltà di rimborso
dei prestiti.
Più pesanti gli effetti sui redditi delle
imprese e alle quali i prestiti delle
banche, grazie ai fondi Bce, arriveranno
però solo alla fine del 2012. Per le
imprese la recessione significa erosione
della redditività anche se i debiti
restano stabili. E, infatti, dall’Istat arriva
anche un altro dato, che rivela il
pessimismo degli imprenditori: scende
infatti ad aprile la fiducia delle imprese
manifatturiere, calando a 89,5,
contro il 91,1 registrato a marzo. È il
livello più basso dall’ottobre 2009.
Quanto alle banche, l’istituto centrale
rileva come dovrebbero tornare
ad erogare finanziamenti, ma solo a
fine anno, in concomitanza con una
diminuzione delle sofferenze. Questo
nonostante gli istituti italiani, si
ricorda, siano poco esposti verso i
Paesi europei a rischio, abbiano migliorato
la liquidità e possano contare
su cospicue garanzie spendibili alla
Bce per ottenere finanziamenti fino
a 202 miliardi.
Il rapporto debito/Pil, dice sempre
Bankitalia, scende già dal 2013. Ma i
rischi per l’Italia arrivano comunque
dal contagio europeo e dalla recessione
che premia il Bund tedesco, allargando
così lo spread con i Btp.
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