E per uno su 10 meno di 500 euro al mese
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fonte:
- La Sicilia.it
E per uno su 10 meno di 500 euro al mese
Roma. La pensione di quasi metà degli italiani è sotto i mille euro e oltre un pensionato su dieci vive con meno di 500 euro al mese. Al Nord va il 50% dei trattamenti pensionistici e le donne percepiscono assegni di un importo del 30% inferiore rispetto a quello degli uomini. E’ l’ impietosa fotografia scattata dall’ Istat nel report sui trattamenti pensionistici relativi al 2010. L’ Istituto di statistica registra incrementi di spesa per le pensioni di vecchiaia (+2,9%) e ai superstiti (+1,3%) e decrementi per le pensioni di invalidità (-5,4%), a seguito della variazione negativa del numero dei trattamenti (-6,6%) solo parzialmente compensata da quella positiva degli importi medi (+1,3%). Cala anche la spesa per pensioni di guerra (-1,7%) considerato che l’ aumento degli importi medi (+4,9%) è stato ampiamente compensato dalla diminuzione del numero delle prestazioni (-6,2%), e quella per prestazioni indennitarie (-1,4%) e sociali (-1,3%). Il 67,3% dei pensionati percepisce una sola pensione, il 24,8% ne percepisce due e il 6,5% tre. Il restante 1,4% è titolare di quattro o più pensioni. Le donne rappresentano il 53% dei pensionati e percepiscono assegni di importo medio pari a 12.840 euro, contro i 18.435 euro degli uomini. Il 54,9% delle donne riceve meno di mille euro, a fronte di una quota del 34,9% tra gli uomini. La metà dei pensionati ha un’ età compresa tra 65 e 79 anni, il 22,3% ne ha più di 80. Un terzo di essi ha meno di 65 anni, il 3,5% è under 40. Nelle regioni settentrionali si concentra quasi la metà delle prestazioni pensionistiche (47,9%) e dei pensionati (48,5%) e la metà della spesa erogata (50,8%). Al Sud la quota scende a un terzo sia per le pensioni (31,6%) sia per i pensionati (31,4%), che per la spesa complessiva (27,8%). Se si rapporta il numero dei pensionati alla popolazione occupata, nel 2010 l’ Istat ha calcolato come in Italia ci siano 71 pensionati ogni 100 occupati. Il carico relativo è maggiore nel Mezzogiorno, dove il rapporto è di 82 pensionati ogni 100 occupati, mentre presenta il valore più contenuto nelle regioni settentrionali, dove il rapporto di dipendenza è di 66 a 100. I pensionati italiani “si confermano i più poveri d’ Europa – commenta il presidente del Codacons, Carlo Rienzi -. A pesare è soprattutto la pressione fiscale, che nel nostro Paese resta elevatissima, mentre altri paesi europei non prevedono alcuna tassazione sulle pensioni”. “I dati Istat sugli importi delle pensioni erogate in Italia impongono al governo e al parlamento un’ immediata rivalutazione di quelle in essere”, afferma il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. Non prima di aver risolto la questione degli esodati di cui si è tornato a parlare ieri in vista dell’ incontro tra governo e sindacati. Il ministro Elsa Fornero ha accolto la richiesta di Cgil, Cisl e Uil e li ha convocati per il 9 maggio. Il nodo è il numero dei lavoratori che hanno fatto accordi per l’ uscita dal lavoro con un percorso verso la pensione e che a causa dell’ allungamento dell’ età pensionabile prevista dal decreto Salva Italia si ritrovano senza un impiego e senza pensione. Per il governo sono 65mila. I sindacati ne contano almeno tre volte di più e chiedono che tutti siano ‘salvaguardati’ e possano accedere alla pensione in base alle vecchie regole. Poi c’ è la platea dei lavoratori per i quali, in base ad accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre 2011 sia stato previsto, al termine di un percorso di fruizione di strumenti di integrazione reddituale (cig, mobilità), l’ accesso al trattamento pensionistico. Sono le persone non acora uscita formalmente dal lavoro, come gli operai di Termini Imerese ancora in cassa integrazione. Per loro “il governo sta valutando l’ adozione di specifici interventi, ai fini dei quali è indispensabile definire le caratteristiche e le reali dimensioni”. La strada è ancora lungo. A. r. ra. 27/04/2012.
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