Stipendi mai così bassi dall’ 83
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fonte:
- Giornale di Sicilia
La stretta sugli stipendi non si è allentata, anzi a marzo la frenata ha riportato l’ Italia indietro di almeno 29 anni. L’ Istat, infatti, diffondendo i dati aggiornati sulle retribuzioni contrattuali, cresciute solo dell’ 1,2% in un anno, fa sapere che mai dall’ inizio delle serie storiche ricostruite, avviate nel 1983, era stato registrato un aumento così basso. Un record negativo che ha determinato un allargamento della forbice tra le buste paga e l’ inflazione: la distanza è risultata pari a 2,1 punti percentuali, come non accadeva dall’ agosto 1995, da quasi 17 anni. Allarmate sono apparse le reazioni dei sindacati e preoccupazione hanno espresso anche i consumatori, secondo cui il gap tra salari e carovita determinerà una forte perdita del potere d’ acquisto. Secondo i calcoli di Fedecosumatori e Adusbef il divario di marzo (3,3% l’ inflazione e 1,2% le retribuzioni) comporta una perdita di 640 euro annui, sulla stessa linea il Codacons (720 euro per una famiglia di tre persone). In particolare a marzo, rispetto a febbraio, le retribuzioni contrattuali, che fanno riferimento alle misure tabellari dei contratti tenendo conto degli aspetti continuativi e di carattere generale, sono rimaste ferme. E, a fronte di un aumento tendenziale dell’ 1,2%, l’ Istat ha segnalato settori che hanno retto, come l’ industria tessile (2,9%) o la chimica (2,7%), e comparti che, invece, hanno registrato una crescita zero. Si tratta della pubblica amministrazione, che sconta il blocco della contrattazione.
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