>>>ANSA/ CRISI:NUOVO CROLLO PRODUZIONE,MAI COSI’MALE DA 2009
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fonte:
- Ansa
ISTAT,FEBBRAIO-6,8%;INFLAZIONE MARZO STABILE 3,3%,SPESA PIU’CARA
(ANSA) – ROMA, 13 APR – In Italia la produzione industriale segna un nuovo crollo, arretrando del 6,8% a febbraio, come non accadeva da novembre del 2009. Intanto l’inflazione non cede terreno e per marzo arriva la conferma di un indice generale stabile al 3,3% e un carrello della spesa, l’insieme dei prodotti acquistati più spesso dalle famiglie, schizzato al +4,6%. La fotografia dell’Istat sull’attività produttiva e sui prezzi non riserva, così, alcuna sorpresa. Soprattuto i dati sull’industria “continuano” ad essere “negativi”, ragion per cui, spiega il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, “dobbiamo accelerare gli sforzi per uscire dalla crisi”. E le prospettive per i prossimi mesi “sono incerte”, secondo il Centro studi di Confindustria, dopo un calo congiunturale della produzione pari allo 0,7% a febbraio, a marzo l’attività, su base mensile, resterà piatta, portando a una chiusura negativa del primo trimestre (-2,3%). Per gli economisti di viale dell’Astronomia, la produzione è, quindi, ben lontana dagli ultimi fasti, “si attesta al 5,4% il recupero dai minimi della recessione (marzo 2009) e al -22,1% la distanza dal picco di attività pre-crisi (aprile 2008)”. Guardando ai diversi settori colpisce il ribasso tendenziale che l’Istat registra per i beni al consumo, sia durevoli, con gli autoveicoli in discesa dell’11,2%, che non durevoli, basti pensare al -12,9% segnato dal comparto tessile-abbigliamento. D’altra parte a febbraio tiene solo l’energia, spinta da un inverno che proprio in quei giorni si è fatto più sentire, con la fornitura di energia elettrica, gas e vapore salita dell’11%. I commenti ai dati Istat sulla produzione sono stati inevitabilmente tutti preoccupati. Per la Cgil “pesa la recessione ma anche il grave ritardo determinato dall’assenza di politiche per la crescita”; anche la Cisl esprime “timore” e sottolinea come “il pacchetto crescita sia ancora debole”; mentre per la Uil, visto il peso delle tasse, purtroppo “si è trattato di un crollo della produzione scontato”. Mentre l’industria continua a contrarsi, l’inflazione mantiene la testa alta. L’Istat, infatti, conferma le stime di due settimane fa, spiegando che a tirare i prezzi sono ancora una volta i carburanti (+18,6% la benzina e +22,5% il gasolio). E pure alcuni prodotti alimentari non accennano a frenare, è il caso del caffé e dello zucchero. Non stupisce così se la lista della spesa quotidiana rincara del 4,6%, come non accadeva dall’ottobre del 2008. Prezzi particolarmente caldi si osservano anche per tabacchi e alcolici. Il livello dei listini, infatti, sconta anche il peso delle tasse indirette, come Iva e accise che, secondo un nuovo calcolo dell’Istat, hanno un impatto potenziale sull’inflazione che supera un punto percentuale. Fisco e costo dell’energia sono quindi additati come i responsabili dei rialzi sia dalla Confcommercio che dalle associazioni degli agricoltori (come Coldiretti e Federalimentare). Intanto il Codacons calcola, per una famiglia di quattro persone, un rincaro della spesa di 671 euro annui. (ANSA).
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