Precipita la produzione industriale
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
ROMA In Italia la produzione industriale segna un nuovo crollo, arretrando del 6,8% a febbraio, come non accadeva da novembre del 2009. Intanto l’ inflazione non cede terreno e per marzo arriva la conferma di un indice generale stabile al 3,3% e un carrello della spesa, l’ insieme dei prodotti acquistati più spesso dalle famiglie, schizzato al +4,6%. La fotografia dell’ Istat sull’ attività produttiva e sui prezzi non riserva, così, alcuna sorpresa. Soprattuto i dati sull’ industria «continuano» ad essere «negativi», ragion per cui, spiega il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, «dobbiamo accelerare gli sforzi per uscire dalla crisi». E le prospettive per i prossimi mesi «sono incerte», secondo il Centro studi di Confindustria, dopo un calo congiunturale della produzione pari allo 0,7% a febbraio, a marzo l’ attività, su base mensile, resterà piatta, portando a una chiusura negativa del primo trimestre (-2,3%). Per gli economisti di viale dell’ Astronomia, la produzione è, quindi, ben lontana dagli ultimi fasti, «si attesta al 5,4% il recupero dai minimi della recessione (marzo 2009) e al -22,1% la distanza dal picco di attività pre-crisi (aprile 2008)». Guardando ai diversi settori colpisce il ribasso tendenziale che l’ Istat registra per i beni al consumo, sia durevoli, con gli autoveicoli in discesa dell’ 11,2%, che non durevoli, basti pensare al -12,9% segnato dal comparto tessile-abbigliamento. D’ altra parte a febbraio tiene solo l’ energia, spinta da un inverno che proprio in quei giorni si è fatto più sentire, con la fornitura di energia elettrica, gas e vapore salita dell’ 11%. I commenti ai dati Istat sulla produzione sono stati inevitabilmente tutti preoccupati. Per la Cgil «pesa la recessione ma anche il grave ritardo determinato dall’ assenza di politiche per la crescita»; anche la Cisl esprime «timore» e sottolinea come «il pacchetto crescita sia ancora debole»; mentre per la Uil, visto il peso delle tasse, purtroppo «si è trattato di un crollo della produzione scontato». Mentre l’ industria continua a contrarsi, l’ inflazione mantiene la testa alta. L’ Istat, infatti, conferma le stime di due settimane fa, spiegando che a tirare i prezzi sono ancora una volta i carburanti (+18,6% la benzina e +22,5% il gasolio). E pure alcuni prodotti alimentari non accennano a frenare, è il caso del caffè e dello zucchero. Non stupisce così se la lista della spesa quotidiana rincara del 4,6%, come non accadeva dall’ ottobre del 2008. Prezzi particolarmente caldi si osservano anche per tabacchi e alcolici. Il livello dei listini, infatti, sconta anche il peso delle tasse indirette, come Iva e accise che, secondo un nuovo calcolo dell’ Istat, hanno un impatto potenziale sull’ inflazione che supera un punto percentuale. Fisco e costo dell’ energia sono additati come i responsabili dei rialzi sia dalla Confcommercio che dalle associazioni degli agricoltori (come Coldiretti e Federalimentare). Intanto il Codacons calcola, per una famiglia di quattro persone, un rincaro della spesa di 671 euro annui.
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