2011, il sogno è svanito Tra ansia da spread e crisi nera
ECCOCI , 10 anni dopo. Il cenone, o la cenetta, di San Silvestro rischia seriamente di andare di traverso. L’ Istat ci ha da poco comunicato che l’ Italia è in recessione, Mario Monti giovedì ha detto verità amare ai cittadini del Belpaese, ieri il Codacons ha sfornato l’ ultimo dei suoi calcoli: da gennaio 2002 a gennaio 2012 la perdita del potere d’ acquisto per il ceto medio è stato del 39,7%. Una famiglia di 4 persone, ha subìto una stangata, per aumento dei prezzi, rincari delle tariffe, manovre economiche, caro-affitti, caro-carburanti, di circa 10.850 euro. Diciamo che il 31 dicembre del 2001, mentre aspettavamo incuriositi che i bancomat sputassero fuori la nuova banconota, nemmeno il più euroscettico si sarebbe aspettato un bilancio così. Oggi ci sentiamo un po’ traditi. Noi, i più filo europei di tutto il Vecchio Continente, fregati da quella moneta unica che, ne eravamo sicurissimi, avrebbe stroncato l’ inflazione e ci avrebbe consegnati al benessere. Al di là del sentire comune, l’ euro di colpe ne ha davvero poche. Anche chi non lo ha mai amato contesta il modo in cui è stato introdotto, più che la moneta unica in sé: erano previsti comitati di controllo e almeno sei mesi di doppia circolazione con la lira per evitare che qualcuno facesse il furbo, e invece le misure non vennero adottate. A febbraio di 10 anni fa il conto di ristoranti e bar era già aumentato del 6%. I ricari successivi ce li ricordiamo bene, a partire da quelli delle case e della benzina. Nel 2007 c’ è stata la crisi finanziaria, seguita da quella economica e da quella sociale: tutto vissuto sulla nostra pelle. Anche al bar ci si interroga su come va lo spread. Abbiamo anche scoperto che esiste il bond tedesco e che ci dà tanti pensieri. Si sale sul tram e si scopre che gli italiani, oltre che santi, poeti e navigatori, sono diventati anche un po’ economisti. CI INTERROGHIAMO sulla recessione e sul default e ci viene l’ ansia. In questo periodo vanno a ruba le guide agli investimenti: mattone, titoli di stato, obbligazioni. Che fare? Il timore è che l’ euro, che avrebbe dovuto darci stabilità, si porti via i nostri risparmi. Si sentono discorsi surreali in cui la gente confida agli amici di aver disinvestito tutto e di aver chiuso il malloppo nelle cassette di sicurezza in banca. E se la banca fallisce e non riapre più i battenti? Ma in Grecia cosa è successo? E se falliamo? L’ ipotesi non è poi così assurda. Giornali stranieri sostengono che ci sono istituti pronti a ristampare le lire. Un incubo: se oggi ci sentiamo più poveri e defraudati, il ritorno della vecchia moneta sarebbe disastroso. Alcuni economisti hanno calcolato che gli stipendi (quelli che resterebbero in essere, perché il tasso di disoccupazione schizzerebbe alle stelle) varrebbero meno della metà. E già oggi non è che siamo messi troppo bene. Si dirà: tutto aumenta, e non solo in Italia. Certo, il problema però è che per la prima volta dal dopoguerra non sono aumentati stipendi e salari, anzi. Il rapporto Ocse diffuso l’ 11 maggio dice che l’ Italia si colloca al posto numero 22 nella classifica dei 34 Paesi industrializzati nella classifica dei salari netti a parità di potere d’ acquisto. Meno di noi guadagnano solo in Grecia, Portogallo, Turchia, Cile, Messico.
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