Lezione americana: liberalizziamo i saldi
-
fonte:
- Libero
::: GLAUCO MAGGI
NEW YORK
Dal Thanksgiving di fine novembre a Natale
fanno notizia, in Italia, le scene di isteria
collettiva degli shoppers americani: i consumatori
a caccia di supersconti che fanno le code
di notte nei parcheggi di Wal-Mart e negli altri
mille grandi magazzini, e alle 5 del venerdì
nero sgomitano quando si aprono i cancelli. A
volte si calpestano, a volte ci scappa il morto
(non quest’anno per fortuna) nel clima surriscaldato.
Quest’anno gli indignati di Occupy
Wall Street hanno provato a boicottare il consumismo
che «gonfia i profitti delle corporation
», ma hanno avuto solo qualche titolo di
giornale e non hanno affatto scalfito il capitalismo
Usa. Anzi, a metà dicembre la Federazione
Nazionale dei venditori al dettaglio americana
ha alzato le stime delle vendite durante le festività
al +3,8% sul 2010, rispetto al + 2,8% previsto
tre mesi fa, poiché gli affari di novembre e inizio
dicembre sono andati bene.
Facciamo ora un salto in Italia, e vediamo
qual è lo show dei consumi. L’Osservatorio nazionale
Federconsumatori ha rilevato «una
forte contrazione» rispetto a un anno fa: dal –
24% di mobili e elettrodomestici al -7% dei profumi,
dal –18% di abbigliamento e calzature al –
8%del turismo. E per il Codacons, mentre ogni
italiano ha speso 48 euroin meno, anchei saldi
di gennaio «saranno un flop, fino al 30-40% in
meno» di 12 mesi fa, anche se le agenzie di
stampa provano a scaldare l’ambiente:
«Amanti dello shopping ai nastri di partenza,
pronti per i saldi invernali. Che scatteranno già
dal 2 gennaio per i lucani e siciliani, mentre in
tutte le grandi città e in quattordici regioni su
venti l’appuntamento è fissato per il 5gennaio.
I molisani e gli altoatesini dovranno, invece, attendere
fino al 7 gennaio, mentre i valdostani,
come da tradizione, fino al 10 gennaio. È quanto
emerge dalle stime dell’ufficio studi di Confcommercio
».
Nulla più del fenomeno dei «saldi» illustra
l’abisso culturale e di mercato tra l’Italia e gli
Stati Uniti. «Ora con l’avvio dei saldi confidiamo
in una boccata d’ossigeno per le vendite»,
ha azzardato timidamente il presidente di Federazione
moda Italia, Renato Borghi, perentorio
però nel giudizio sulla data di partenza
prefissata: «La fruttuosa collaborazione tra Federazione
Moda Italia e le Regioni ha portato
all’adozione su quasi tutto il territorio nazionale
della data del 5 gennaio per l’inizio dei saldi,
evitando,daunlato, spiacevoli diatribe ecompetizioni
interregionali e, dall’altro, disordine,
incertezze e un’anacronistica anarchia territoriale
». Negli Usa c’è la libertà di offrire sconti e
prezzi accattivanti in ogni occasione, in ogni
Stato, in ogni città, in ogni mese. Si può tenere
aperto di notte durante le feste, ma soprattutto
i negozianti decidono quando e che cosa
«svendere». E come: con Internet ci sono sconti
sugli sconti, e date entro cui affrettarsi a ordinare.
In Italia c’è il giorno «legale» per offrire i saldi.
Invece dell’ «anarchia» Usa, c’è la «fruttuosa
collaborazione» che tarpa la concorrenza. Non
sono un tecnico delle norme commerciali, ma
osservo il traffico nei negozi. Così noto le orde
di milanesi, romani, bolognesi, torinesi che
vengono nella Grande Mela quando alla Befana
dei Saldi di Stato, in patria, mancaunmese,
e sguazzano nel «disordine» e nella «anacronistica
anarchia territoriale» dei cartelli «Sale»
(vendita a prezzi da urlo), che unificano l’Ame –
rica dalla Quinta Strada di Manhattan ai Mall
degli Outlet fuori città, i più «selvaggi» a fare
sconti. Sembra che gli piaccia, anche con l’euro
non più fortissimo. Qui gli italiani fanno l’ab –
buffata del fine settimana di Sant’Ambrogio da
Macy’s, poi tornano e aspettano rispettosi «i
saldi invernali …. che scatteranno già dal 2 gennaio
per lucani e siciliani». Che privilegiati!
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Saldi
