I consumatori: -40% nel potere d’ acquisto
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fonte:
- Avvenire
supera i 525 punti base. I consumatori: -40% nel potere d’ acquisto
DA MILANO DIEGO MOTTA P ochi dubbi: il primo gennaio 2012 verrà ricordato come il Capodanno dello spread e del carovita. Colpa di una crisi finanziaria che continua a prendere di mira l’ Italia e di una rincorsa al rialzo dei prezzi che, dieci anni dopo, non accenna a diminuire. Di tutte le promesse legate all’ introduzione della moneta unica, forse è proprio la mancata stabilizzazione del costo della vita a pesare di più. Perché tocca direttamente le finanze di milioni di famiglie. Il Bel Paese non festeggia più I conti sono presto fatti: secondo il Codacons, dal gennaio 2002 ad oggi la perdita del potere d’ acquisto per il ceto medio è stata circa del 40%. In valori assoluti, una famiglia di quattro persone nell’ ultimo decennio ha dovuto subire una stangata di circa 10.850 euro. Nel bilancio (in passivo) è entrato di tutto: l’ incremento dei prezzi (con le speculazioni degli inizi, che in tanti non hanno dimenticato) i rincari delle tariffe, le maximanovre in sequenza (5 solo nel 2011) il caroaffitti e i record della benzina. Nei negozi o in cartoleria, tutto costa terribilmente di più: +207% la penna a sfera, +198% il tramezzino, +159% il cono gelato. Aumenti che appaiono vertiginosi per questi prodotti di largo consumo. «Nel gennaio 2002 venimmo accusati di euroscetticismo e di terrorismo mediatico, mentre oggi tutti ci danno ragione» ha ricordato ieri il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. L’ altra faccia (inaspettata) del compleanno amaro dell’ euro è senz’ altro quella della crisi del debito sovrano. Con circa 1.900 miliardi di debito pubblico sulle spalle, in questi mesi abbiamo imparato cosa significa spread . E proprio il differenziale tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi ha confermato anche ieri che per noi è stato un anno nero, attestandosi oltre quota 525 punti con rendimenti superiori al 7%. Ciò significa che il Tesoro continuerà a pagare interessi alti ai compratori del nostro debito e che le tensioni speculative sui mercati continueranno anche nei prossimi mesi, visto che peraltro vanno a scadenza centinaia di miliardi di titoli nei prossimi mesi. Cosa succede in Eurolandia In generale, è tutta Eurolandia a risentire della tempesta. Ieri il Fondo monetario ha messo in guardia il governo greco: il peggioramento delle prospettive economiche fa supporre che Atene non sia in grado di ridurre il proprio debito a livelli sostenibili anche con un taglio del 50% del valore rimborsabile dei propri bond . Una brutta notizia, così come quella arrivata sul fronte valutario: durante le contrattazioni ieri, l’ euro è scivolato sotto quota 100 yen per la prima volta negli ultimi dieci anni: il minimo è stato toccato a 99,96 (100,58 nella chiusura della vigilia). L’ unica eccezione positiva è ancora una volta rappresentata dalla Germania. I Bund tedeschi hanno chiuso il 2011 con il calo più consistente dal 1990, conferma del fatto che Berlino è vista davvero come simbolo dei beni-rifugio per eccellenza in tempi di crisi. E alla vigilia di un anniversario triste per Bruxelles, la previsione migliore è stata quella del ministro dell’ Economia tedesco, Wolfgang Schauble, in un’ intervista al quotidiano Handelsblatt . Riconosciuto che «i problemi in alcuni Paesi (dell’ area) sono particolarmente grandi » e che la loro soluzione è una questione di «lungo respiro», Schauble ha affermato: «Credo che nei prossimi 12 mesi avremo eliminato i rischi di contagio». Tra un anno, si capirà se la profezia di Berlino si sarà avverata. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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