Soldi ai partiti, Monti pensa al decreto
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fonte:
- Il Manifesto
Il presidente Napolitano ha chiesto una legge «per sancire regole di democraticità e trasparenza nella vita dei partiti, ai sensi dell’ art. 49 della Costituzione, e meccanismi corretti di finanziamento». Dalla ‘grande stampa’ si moltiplicano gli appelli – da Stefano Rodotà su Repubblica al direttore del Corriere della sera. E dal Codacons a Di Pietro ai radicali, si moltiplicano gli annunci di referendum o raccolte di firme per la cancellazione dei rimborsi ai partiti. Così ieri il governo ha battuto un colpo. Quelli che la cronaca giudiziaria degli ultimi mesi racconta – dal caso della Margherita alla Lega – sono fiumi di soldi pubblici che prendono una strade diverse da quelle per cui vengono erogati. E così i ‘tecnici’ (che nel frattempo tagliano pensioni, aumentano tasse e tolgono l’ indispensabile a chi perde il lavoro), stavolta non rispondono come sui diritti civili, e cioè che si tratta di un tema «fuori programma», da affidare all’ iniziativa del parlamento. Stavolta, fiutano l’ affare: se riusciranno, sarà un altro punto a favore del governo. Certo non a favore dei partiti. «Il governo riflette, prende le sue posizioni ma non le esprime, pur trattandosi di temi importanti, di fronte ai militari dell’ Unifil che meritano più attenzione», dice il premier Monti durante la visita al contingente italiano in Libano. La ministra della giustizia Paola Severino invece si esprime: è pronta «ad intervenire sul tema, fornendo il proprio contributo tecnico» se le camere lo chiederanno. Fa due ipotesi: o inserire nel ddl anticorruzione, ora in commissione alla camera, «una norma che affidi ad un soggetto pubblico o privato il compito di certificare i bilanci dei partiti»; o scrivere un provvedimento ad hoc che «regolamenti il tema della trasparenza» e che «se ritenuto urgente» può essere un decreto legge. Ma al decreto hanno già detto sì Casini, dal Corriere, e Bersani, dall’ Unità. Il Pd peraltro giura che il proprio bilancio è certificato dal 2008 dalla Pricewaterhouse Coopers, società che certifica il bilancio della Banca d’ Italia. Anche se nella ditta Bersani si segnala un’ osservazione poco tranquillizzante del presidente della provincia di Roma Zingaretti: «Legge contro la corruzione, subito. Nuove regole per i partiti, certo. Ma non prendiamoci in giro. Il problema sono i meccanismi di selezione della classe dirigente e della politica. Se vanno solo avanti i furbi, i servi e gli incapaci e non chi meriti». Non è tema che non riguardi il Pd. E puntare l’ attenzione solo sulle regole aiuta a distrarre l’ attenzione dal tema della cultura della legalità dentro ciascun partito. Lo strumento del decreto comunque non piace al Pdl. Il presidente dei deputati Cicchitto giura di essere «tranquillissimo» sul fronte del bilancio Pdl, e di non essere contrario a un controllo esterno. Senza accelerazioni, però: «Su questo argomento credo ci sia bisogno di una legge». Anche Gaetano Quagliariello apprezza «la disponibilità del governo», ma a un decreto preferisce «l’ autoriforma» dei partiti. Autoriforma in cui però non crede quasi nessuno, e che rischia di esasperare il clima antipolitico sempre più montante nel paese. Il Codacons annuncia una raccolta di firme per sospendere il finanziamento dei partiti e destinarlo «al sostegno dei più poveri». Di Pietro da giorni parla di un nuovo referendum per l’ abolizione dei rimborsi. Ma, ammette, ci vuole tempo (in realtà nel 2013 si voterà per le politiche quindi non si potranno svolgere i referendum), dunque si ricolloca su «una legge di iniziativa popolare». I radicali, promotori di un referendum vinto e aggirato nel ’93, rispolverano il loro cavallo di battaglia. «Gli apparati dei partiti non devono ricevere alcun finanziamento pubblico ma basarsi sulle donazioni di iscritti e simpatizzanti», dice Mario Staderini. «E lo Stato deve garantire servizi alla politica, non solo ai partiti ma anche ai cittadini».
articolo – daniela preziosi
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