6 Aprile 2012

Crisi: l’ Italia non risparmia più e torna indietro di 17 anni

Crisi: l’ Italia non risparmia più e torna indietro di 17 anni

Il reddito diminuisce, il costo della vita aumenta e gli italiani non riescono più a risparmiare e sono costretti a contrarre gli acquisti. La certificazione è dell’ Istat mentre l’ Ocse registra una contrazione del Pil. MARCELLA CIARNELLI [email protected] Non è che d’ improvviso gli italiani, tradizionalmente formiche, si siano trasformati in cicale spendaccione. È che proprio non ce la fanno a mettere qualcosa da parte in una crisi che sta erodendo i risparmi e costringe le famiglie a impegnare tutte le risorse (poche) per aiutare i componenti che un lavoro non lo trovano (giovani e donne) oppure l’ hanno perso e i redditi sono cresciuti meno dell’ inflazione. I dati diffusi dall’ Istat parlano chiaro. Così come quelli dell’ Ocse che ha registrato per il nostro Paese, risultato il peggiore dell’ area, una contrazione del Pil nel quarto trimestre dello 0,7 per cento dopo lo 0,2 del trimestre precedente contro una media del 2,8 per cento. Stando all’ Istat nel 2011 la propensione al risparmio delle famiglie (definita dal rapporto tra il risparmio lordo e il loro reddito disponibile) si è attestata al 12 per cento, il valore più basso dal 1995, registrando una diminuzione di 0,7 punti percentuali rispetto all’ anno precedente. In particolare, nel quarto trimestre la propensione al risparmio delle famiglie, calcolata sui dati destagionalizzati, è stata pari al 12,1 per cento, 0,3 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente. Nei confronti del corrispondente trimestre del 2010 la diminuzione è pari a 0,8 punti percentuali. Nella media del 2011 la riduzione del tasso di risparmio è il risultato di una crescita del redPOTERE D’ ACQUISTO IN CALO dito disponibile (+2,1%) più contenutarispetto alla dinamica dellaspesa per consumi finali (+2,9%) espressa in valori correnti. Nell’ ultimo trimestre del 2011 il reddito disponibiledelle famiglie in valori correnti è aumentato dell’ 1,1% rispetto al corrispondente trimestre dell’ annoprecedente,a fronte di unacrescita dell’ 1,9% della spesa delle famiglie per consumi finali. Nel 2011 il potere di acquisto delle famiglie (cioè il reddito disponibile delle famiglie in termini reali) è diminuito dello0,5% rispetto al2010. Nell’ ultimotrimestre dell’ anno, esso ha subito una flessione dell’ 1,9 per cento rispetto al corrispondente trimestre del 2010 e dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Non va meglio per le imprese. La quota di profitto delle società non finanziarie si è attestata al 40,4 per cento, il valore più basso dal 1995, con una riduzione di 1,1 punti rispetto al 2010. Nel quarto trimestre, essa è stata pari al 40,3%, -0,6 punti percentuali sul trimestre precedente e -0,9 punti sul corrispondente periodo 2010. Il calo del potere d’ acquisto delle famiglie, secondo il Codacons, equivale per un nucleo di 3 persone a una “tassa invisibile” di 172 euro, che si va ad aggiungere alle tasse vere introdotte dalle varie manovre. Confcommercio dal canto suo registra a febbraio una riduzione dei consumi dello 0,9 per cento in termini tendenziali e dell’ 1% rispetto a gennaio, con un ritornosui livelliminimi della primavera del 2009. «L’ indicatore di febbraio conferma il calo dei consumi delle famiglie, tornati sui livelli minimi della primaveradel2009». È quantorilevato dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha sottolineato che quella scattata «è la fotografia di uno scenario recessivoe in peggioramento,segnato anche dall’ erosione del potere d’ acquisto delle famiglie» secondo i dati diffusi dall’ Istat. Occorre, allora, contenere e ridurre la pressione fiscale, disinnescando anzitutto la mina «degli ulteriori aumenti Iva previsti per il prossimo autunno». L’ effetto immediato delle difficoltà delle famiglie è un ulteriore taglio agli acquisti, non solo quelli superflui ma anche quelli di prima necessità come gli alimentari che sono diminuiti del 2 per cento. Lo ha affermato la Cia-Confederazione italiana agricoltori. «È un problema, dobbiamo ritrovare la crescita» ha detto, commentando i dati Istat, il presidente designato di Confindustria Giorgio Squinzi.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this