REDDITI: ISTAT; POTERE ACQUISTO FAMIGLIE -0,5% NEL 2O11
LE FAMIGLIE HANNO PERSO 172 EURO SENZA PAGARE TASSE
DATI FALSATI PER PENSIONATI E POVERI: CALO ALMENO DOPPIO
Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2011 il potere d’acquisto delle famiglie italiane è calato dello 0,5% dato che i loro redditi sono cresciuti meno dell’inflazione.
In pratica, tradotto in cifre, è come se una famiglia di 3 persone avesse avuto una perdita equivalente a 172 euro (186 euro per una famiglia di 4 persone). Una tassa invisibile da aggiungersi alle tasse vere introdotte dalle varie manovre.
Il problema è che questa perdita di potere di acquisto delle famiglie si aggiunge a quella del 2010, meno 0,6%, e al crollo del 2009, quando si registrò un meno 3,1%. E’ dal 2002 che le famiglie perdono sistematicamente potere d’acquisto senza che nessun Governo sia mai intervenuto per salvaguardare la loro capacità di spesa. E oggi se ne pagano le conseguenze, con il crollo dei consumi e del Pil.
Inoltre il dramma vero è che questi dati Istat, per quanto gravi, sono in realtà falsati. Si tratta, infatti, della media del solito pollo. I pensionati, e non solo quelli al minimo, così come le famiglie che sono a rischio di povertà relativa, hanno avuto in questi anni un’inflazione da doppia a tripla rispetto alla media nazionale. Per loro il calo del potere d’acquisto è, quindi, almeno doppio.
Ecco perché è iniquo ed immorale alzare le tasse indipendentemente dal reddito, come ha fatto il Governo Berlusconi prima e sta facendo ora il Governo Monti. Alzare le imposte indirette come l’Iva o le accise significa tassare in modo proporzionale sia i ricchi milionari che i poveri costretti a fare la fame. Meglio allora ripristinare la prima versione del contributo di solidarietà che tassando chi guadagna più di 90.000 euro non incide negativamente sui consumi stagnanti.
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