>>>ANSA/ CRISI: CARRELLO SPESA AL TOP DAL 2008,VOLANO CARBURANTI
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fonte:
- Ansa
ISTAT; STIPENDI FERMI, DIVARIO CON I PREZZI AI MASSIMI DAL 1995
ROMA
(ANSA) – ROMA, 30 MAR – Il potere d’acquisto degli italiani é messo a dura prova: se da una parte l’inflazione resta su alti livelli e il carrello della spesa mette a segno il rincaro più alto da oltre tre anni e mezzo, dall’altra gli stipendi rimangono fermi, ai minimi da quasi tredici anni, e il divario con i prezzi tocca di nuovo i massimi dal 1995. Insomma le buste paga fanno sempre più fatica a tenere il passo con il caro vita. Si è, quindi, aperta una crepa che molto probabilmente avrà ripercussioni negative sui consumi e che fotografa lo stato di recessione dell’Italia. Oggi l’Istat, ha, infatti, diffuso sia le stime sull’inflazione a marzo sia i dati sulle retribuzioni contrattuali nei primi due mesi dell’anno. Cifre che suscitano le preoccupazioni di consumatori e commercianti. A marzo i prezzi, su base annua, non sono scesi dal +3,3% segnato già a febbraio, crescendo dello 0,5% in un solo mese. Soprattutto continua a salire il conto della spesa: i prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano del 4,6%, il valore più alto dall’ottobre del 2008. A trainare i rincari sono i carburanti, con la benzina in rialzo, rispetto a marzo 2011, del 18,6% e il diesel del 22,5%. Nell’area euro, invece, l’inflazione fa un piccolo passo indietro, scendendo al 2,6%. Intanto a febbraio le retribuzioni contrattuali (che fanno riferimento alle erogazioni con carattere generale e continuativo, come paga base, indennità generali e premi mensili) restano ferme rispetto a gennaio, aumentando solo dell’1,4%, su base annua, come era anche accaduto nei due mesi precedenti. I salari rimangono così inchiodati al valore tendenziale più basso dal marzo del 1999. E il confronto con la crescita dei prezzi al consumo torna, come era stato a dicembre, al livello massimo, pari a 1,9 punti, da diciassette anni. Sul raffreddamento delle buste paga pesa il blocco della contratti nella pubblica amministrazione (3 milioni di dipendenti). Infatti, per il comparto pubblico la variazione annua degli stipendi è pari a zero, mentre un po’ meglio va per i dipendenti del privato, che hanno potuto contare su un aumento dell’1,8% (comunque ampiamente al di sotto dell’inflazione). I numeri sugli stipendi e sui prezzi allarmano le associazioni dei consumatori che prevedono tempi molto duri: il Codacons ipotizza una stangata di 670 euro a famiglia per la spesa di tutti i giorni; mentre Fedeconsumatori e Adusbef calcolano una ricaduta generale di 1.330 euro annui per nucleo familiare. Timori vengono anche espressi da fronte delle imprese: riguardo a un nuovo rialzo dell’Iva Federdistribuzione avverte: “Si può stimare che l’aumento strutturale delle due aliquote considerate nella legge ‘Salva Italia’ comporterebbe a regime un innalzamento dell’inflazione di 1,7 punti, con un conseguente calo dei consumi dello 0,8%”. Sulla stessa linea Confcommercio, che evidenzia come “il settore distributivo non abbia avuto comportamenti inflazionistici, ma abbia, invece, subito le conseguenze dell’erosione del potere d’acquisto delle famiglie”. (ANSA).
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