Caro benzina, a fare il pieno è solo il Fisco
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fonte:
- Avvenire
Shell ha aumentato ieri la verde di altri 5 cent, arrivando a 1,880 euro
a litro.Tra Iva e accise, incassato il 20% in più nel 2012
DA MILANO I l record della benzina di due euro a litro è stato già toccato in qualche parte dell’ Italia. Si tratta di prezzi sempre meno sostenibili per le famiglie italiane alle prese con la crisi e infatti i consumi, tra gennaio e febbraio, sono crollati del 10% mentre il carrello della spesa continua ad aumentare (+11%). A fare il pieno è il fisco, che con Iva e accise ha incassato in questi primi due mesi 2012 il 20% in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa. L’ aggiornamento dei listini ha assegnato alla rete Shell la palma del distributore più cari: con un aumento di 0,5 centesimi al litro, infatti, la verde del marchio della conchiglia è arrivata al nuovo record di 1,880 euro al litro, mentre il diesel viaggia a 1,785 euro al litro. Con prezzi a questo livello è evidente che gli italiani cercano soluzioni alternative per muoversi, ad esempio utilizzando di più i mezzi pubblici. Una conferma indiretta giunge dall’ Unione petrolifera e dal ministero dello Sviluppo economico: dai loro dati è emersa una contrazione di benzina e gasolio, sempre nei primi mesi 2012, pari a -9,6%. La spesa, tuttavia, non accenna a diminuire, anzi: secondo il Centro studi Promotor sempre nei primi due mesi è cresciuta dell’ 11,1%, superando i 10 miliardi di euro. A fare il pieno, oltre all’ industria petrolifera, è stato dunque il fisco, con un carico di imposte di 5,5 miliardi, in crescita del 19,8% rispetto al 2011. Le associazioni proseguono, intanto, le loro proteste, con il Codacons che è chiede urgentemente al governo di tagliare «le accise, unica possibilità per determinare un sensibile calo dei listini alla pompa». Anche per la Faib Confesercenti «è sempre più necessario un doppio intervento del governo per introdurre l’ accise mobile e ‘sterilizzare’ l’ Iva da un lato, e dall’ altro accelerare le procedure per realizzare il mercato all’ ingrosso previsto dal decreto sulle liberalizzazioni, e bloccare la speculazione». Lo scenario, purtroppo, è condizionato dal prezzo del petrolio: il Wti è stabilmente sopra quota 100 dollari, e il Brent si aggira sui 125. Per far scendere i prezzi, Usa e Regno Unito sarebbero pronte a immettere le proprie scorte sul mercato petrolifero con un’ azione bilaterale, anche se è arrivata la smentita dalla Casa Bianca. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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