Altra verità su Roccaraso
-
fonte:
- Panorama
di Tino Oldani
Gli speculatori non si illudano: la vicenda del palazzo abusivo di Roccaraso non finirà con la morte del sindaco Camillo Valentini. Quel mostro edilizio è un nuovo Fuenti e il Codacons farà di tutto perché sia abbattuto». Carlo Rienzi, avvocato e presidente del Codacons, è infuriato. Per anni è stato il consigliere più ascoltato del primo cittadino di Roccaraso, suicida in carcere lo scorso 16 agosto, 48 ore dopo l’arresto per concussione. Ora, dopo il dolore per la perdita di un amico, l’ombra di un comportamento scorretto: nell’ordine di custodia cautelare l’intercettazione di una telefonata attribuisce a Rienzi la richiesta, per conto di Valentini, di 500 milioni di lire a Federico Tironese, amministratore unico della Immobiliare D’Aurora, proprietaria del palazzo abusivo che il sindaco non ha mai voluto condonare.
Rienzi, li ha chiesti o no i 500 milioni?
Appena ho saputo di questa intercettazione, un colloquio telefonico tra due persone interessate al condono dell’abuso edilizio, ho presentato querela per diffamazione contro Tironese. È prassi che chi tenta di corrompere accusi altri di volerlo corrompere.
Ma lei come e quando è entrato in questa vicenda?
Nel 1990 una mia parente, che aveva un monolocale di 25 metri quadrati sopra il vallone San Rocco, mi segnalò che stavano costruendo un palazzone lì vicino, sotto un costone franoso. Fu allora che il Codacons fece il primo ricorso contro la strana concessione del 1986, rilasciata dall’ex sindaco Mario Liberatore, poi condannato per abuso d’ufficio. Quel palazzo, 42 appartamenti su cinque piani fuori terra e uno interrato, non poteva essere costruito per l’esistenza di un vincolo idrogeologico non condonabile, né allora né mai. Lo hanno ribadito a chiare lettere ben tre sentenze, emesse tra il 1996 e il 1999 dal tribunale di Sulmona, dalla Corte d’appello dell’Aquila e dalla Cassazione. Purtroppo non si è ancora proceduto alla demolizione, come aveva sentenziato in primo grado il tribunale di Sulmona.
L’amministratore unico della D’Aurora si è dichiarato danneggiato dal sindaco Valentini perché non può vendere gli appartamenti.
E il danno dove sarebbe? Quattro anni fa Tironese ha acquistato con appena 101 milioni il capitale sociale della società costruttrice del palazzo abusivo. Da allora non ha fatto altro che girare per uffici giudiziari e frequentare lo Sco (un servizio di polizia, ndr) dell’Aquila per ottenere a ogni costo il condono di un edificio incondonabile. Se l’impresa dovesse riuscirgli, si metterebbe in tasca circa 10 milioni di euro.
Lo Sco dell’Aquila che cosa c’entra?
Ufficialmente è quello che ha svolto le indagini su Valentini. In realtà per mesi Tironese ha compiuto da solo molte intercettazioni, girando per Roccaraso con in tasca un registratore dello Sco.
Una cosa lecita?
Per la Consulta è legittimo. Evidentemente Tironese era ben «ammanicato», soprattutto ben consigliato. Forse non è un caso se qualche tempo fa è stato chiesto a un alto magistrato pescarese in pensione di smentire personali interessi economici nel palazzo abusivo. Ma non ha mai risposto.
Il nome di questo magistrato?
Lo farò ai pm competenti, se mai si degneranno di ascoltarmi.
Lei dice che Valentini era «onesto e pulito». È stato arrestato per concussione aggravata. Qualcosa non quadra…
L’aggravante che ha spinto il pm a chiedere l’arresto del sindaco sarebbe costituita dal danno dichiarato da Tironese per la mancata vendita del palazzo. Ma è un danno inesistente, visto che ha pagato 101 milioni di lire un edificio abusivo costruito su un terreno che da solo valeva almeno 700 milioni di lire. Sarebbe bastata una perizia in più, con i valori aggiornati, per accertarlo. Quanto alla concussione, il pm e il gip la individuano soprattutto nell’enfasi, a loro parere eccessiva, che le perizie volute dal sindaco pongono sul pericolo di crollo della montagna sul palazzo abusivo. Nel merito, sarebbe bastato leggere la perizia super partes della Protezione civile, che la Cassazione ritenne decisiva per confermare l’abuso edilizio.
Come spiega queste lacune?
Può darsi che dei magistrati in buona fede siano stati tratti in errore da prove costruite ad arte da alcuni speculatori. Un errore che ha ucciso Valentini e che ora potrebbe legittimare una speculazione di 10 milioni di euro. Ma farò di tutto per impedirla.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- DOSSIER ROCCARASO
