14 Marzo 2012

PETROLIO, AIE: IRAN METTE A RISCHIO PREZZI E RIPRESA ECONOMICA

PETROLIO, AIE: IRAN METTE A RISCHIO PREZZI E RIPRESA ECONOMICA

 Roma – Il mercato mondiale del petrolio si troverà ad affrontare un “percorso accidentato” nei prossimi mesi, considerando anche il calo delle scorte dei paesi Opec ai livelli 2008, il periodo di massimo picco dei prezzi del greggio. L’ analisi arriva dall’ ultimo bollettino mensile dell’ Agenzia internazionale per l’ energia (Aie) che evidenzia soprattutto il pericolo per lo stop delle forniture iraniane. Le previsioni, infatti, sono per un taglio netto dell’ export iraniano sui mercati da 800 mila a un milione di barili al giorno intorno alla metà di quest’ anno, dovuto alle sanzioni imposte come conseguenza della prosecuzione del programma nucleare del paese islamico, che hanno spinto i prezzi del greggio a un +20 per cento da dicembre. Il rischio, evidenzia l’ Aie, è quello di mettere a repentaglio la fragile ripresa economica negli Usa e quindi nel resto del mondo anche se il calo delle forniture petrolifere dovrebbe essere in parte compensato dall’ aumento di produzione in Arabia Saudita e dalla ripresa delle esportazioni libiche. L’ agenzia ha comunque lasciato invariate le previsioni sulla crescita della domanda di petrolio 2012 a 800 mila barili al giorno con un aumento dello 0,9 per cento l’ anno scorso. Anche se, nel complesso, la domanda resterà bassa a causa “dell’ indebolimento delle prospettive di crescita economica, specie se i prezzi resteranno alti” intorno agli 89,9 milioni di barili al giorno. Sul fronte dei listini nazionali, anche oggi giro di rialzi per benzina e diesel. Gli aumenti di quasi tutte le compagnie hanno portato le medie ponderate nazionali dei prezzi in modalità servito a 1,860 euro/litro per la benzina (+0,5 centesimi) e a 1,771 euro/litro per il gasolio (+0,2 centesimi), secondo quanto riporta Staffetta Quotidiana. L’ avvicinarsi della “quota 2 euro” ha scatenato l’ ira dei consumatori che chiedono a gran voce l’ applicazione dell’ accisa mobile: un meccanismo automatico che prevede una diminuzione della tassazione quando il costo del petrolio aumenta e che potrebbe diventare ancora più pesante da ottobre con il previsto aumento dell’ Iva al 23 per cento. “Con questi nuovi aumenti, rispetto all’ inizio dell’ anno, i pieni di benzina (2 pieni/mese) costano agli automobilisti ben 18 euro in più al mese”, sottolineano Federconsumatori e Adusbef secondo i quali “in un anno, le casse dello Stato hanno ‘guadagnato’ ben 9,8 miliardi di euro solo grazie alla tassazione su benzina e gasolio”. Il Codacons ricorda invece che “esattamente 10 anni fa la benzina costava alla pompa 1,023 euro al litro, e il gasolio 0,844 euro/litro”. “Oggi invece – spiega il presidente Carlo Rienzi – la verde ha toccato il record di 1,875 euro, mentre per un litro di diesel occorre pagare fino a 1,780 euro. Ciò significa che un pieno di verde costa 42,6 euro in più rispetto a marzo 2002 (con un rincaro dell’ 83 per cento), mentre per un pieno di gasolio ogni automobilista deve sborsare oggi 46,8 euro in più rispetto a 10 anni fa, con un aumento record per il diesel del +110,9 per cento”. Per Luca Squeri, Presidente Nazionale della Figisc, infine, “senza un’ inversione di rotta si rischia un corto circuito definitivo dei consumi delle famiglie e dell’ economia delle imprese”. Per questo è necessario che “il governo riduca il peso delle accise sui carburanti, diminuendole di almeno 10 centesimi/litro” (ilVelino/AGV)
 

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