15 Marzo 2012

Benzina verso i 2 euro Pressing sul governo: «Subito calo delle accise»

Benzina verso i 2 euro Pressing sul governo: «Subito calo delle accise»

Ormai è un autentico fiume in piena,
fatto soprattutto di appelli al governo,
che haununico obiettivo: spegnere
l’incendio del prezzo dei carburanti.
Un’emergenza, peraltro, che si aggrava
di giorno in giorno se è vero
che giusto ieri si sono registrati ulteriori
aumenti per benzina e gasolio,
sempre più vicini a tocare l’infausto
limite dei due euro per litro. E così,
dopol’appello per unrapido intervento
sul meccanismo delle accise sui carburanti,
pubblicato due giorni fa su
l’Unità, le dichiarazioni in tal senso si
succedono senza soluzione di continuità.
BLOCCARE L’IVA
«La benzina non è mai stata così cara
– ha affermato ieri Federconsumatori
-. Con gli ultimi aumenti la media nazionale
svetta a 1,88 euro al litro,
ma, secondo le segnalazioni che riceviamo
dai cittadini, in alcune zone,
ha superato anche quota 1,97 euro al
litro. Rispetto all’inizio dell’anno i pieni
di benzina, in media due al mese,
costano agli automobilisti ben 18 euro
in più al mese». Da qui un calcolo
ed una perentoria richiesta: «L’Erario
– spiega Federconsumatori – continua
a incassare ingenti risorse attraverso
la tassazione sui carburanti, in un annoben
9,8 miliardi. Per questo è doveroso
agire sulla tassazione, applicando
l’accisa mobile, con la sua automatica
diminuzione quando il costo del
petrolio aumenta; e bloccando, categoricamente,
l’ulteriore aumentodell’
Iva al 23%».
Fra i settori più colpiti dal prezzo
senza freni dei carburanti c’è l’agricoltura,
per motivi più o meno evidenti.
Ad illustrarli è Lorenzo Bazzana, responsabile
economico di Coldiretti:
«Un grande problema è ovviamente
rappresentato dal costo crescente che
bisogna sopportare per movimentare
tanto le macchine agricole che le merci.
Manonc’è solo questo, basti pensare
all’onere maggiore per riscaldare
le serre, dove si coltivano i fiori e gli
ortaggi. Inoltre, a necessitare di ambienti
climatizzati sono anche alcune
tipologie di allevamenti animali. Ed
ancora, il prezzo di importanti fattori
produttivi,comei concimi ed i fitofarmaci,
è influenzato anch’esso dall’andamento
dei carburanti». Una situazione,
quindi, sempre più grave, dove
l’unico possibile intervento rapido è
nella potestà del governo. «Di certo
– spiega Bazzana – non è nelle facoltà
dell’Italia una riduzione del costo
del petrolio. L’esecutivo può invece
intervenire sulle accise, una cui riduzione,
magari ripristinando agevolazioni
come quella per il riscaldamento
delle serre, rappresenterebbe
fra l’altro un segnale importante
per il settore agroalimentare,
unodi quelli più saldamente radicati
sul territorio nazionale».
Achiedere unintervento dell’esecutivo
anche un altra associazione
dei consumatori, il Codacons. «Il governo
– ha dichiarato il presidente
Carlo Rienzi -, che grazie agli aumenti
di benzina e gasolio vede rimpinguare
le proprie casse, non può
restare a guardare. Il premier Monti
e i ministri economici devono urgentemente
tagliare le accise che
gravano sui carburanti, unica possibilità
per determinare un sensibile
calo dei listini alla pompa». Dura la
presa di posizione della Figisc, l’associazione
di categoria dei gestori
di impianti di distribuzione, «che in
mancanzadi interventi dell’esecutivo
rischiano un’agonia». Il presidente
nazionale Luca Squeri ha sottolineato
come «da un anno a questa
parte il prezzo dei carburanti è aumentato
mediamente di 30 centesimi
per litro, ossia del 20%; di questi
solo 9 sono dovuti all’aumento del
petrolio, gli altri21all’aumento delle
imposte. Come dire che il 70 %
della responsabilità degli aumenti è
da attribuirsi alle maggiori tasse.
Abbiamo le imposte sui carburanti
più alte dell’intera Europa comunitaria
e, di conseguenza, il più alto
prezzo. Il governo – è la conclusione
– affronti questa emergenza nazionale
rivedendo la sua politica fiscale:
riduca il peso delle accise sui carburanti,

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