14 Marzo 2012

Due mesi per avere un fido E intanto il negozio chiude

Due mesi per avere un fido E intanto il negozio chiude

Ha chiesto un fido di 10 mila euro, la banca gliel’ ha concesso due mesi dopo, quando ormai l’ imprenditrice era stata costretta a chiudere il negozio. Ora l’ avvocato Franco Conte, presidente di Codacons Veneto, chiede alla banca il risarcimento di tutti i costi sostenuti per avviare l’ attività, nonché il danno esistenziale connesso all’ impegno profuso e al venire meno di una prospettiva non solo economica. È la prima volta che si promuove una causa del genere «ma ne abbiamo in partenza molte altre perché la maggior parte degli istituti di credito si sta comportando così, come se invece di essere servizi pubblici fossero dei signori feudali che fanno aspettare due mesi per una pratica che si può fare in 24 ore». Codacons è in via Mezzacapo 9 a Marghera (tel. 346 3200069). La storia comincia lo scorso dicembre quando Erika Trombin investe tutti i risparmi che aveva raccolto assieme al suo compagno per rilevare un’ attività in Calle del Sale, a due passi da piazza Ferretto, e apre la “Hologram pelletteria, valigeria, borse e accessori”. A quel punto chiede al precedente titolare quale banca utilizzava per gestire le operazioni di negozio, in modo da avere una continuità ed evitare perdite di tempo aprendo un conto altrove. «Il 5 dicembre l’ istituto prende in mano la pratica e si dimostra subito disponibile, avviando la pratica per il fido», racconta l’ avvocato. Su consiglio della banca, il 29 dicembre l’ imprenditrice presenta domanda di iscrizione a Fidimpresa di Mestre, pagando 270 euro, ma la sua ammissione viene decretata solo il primo febbraio. Nel frattempo Fidimpresa la consiglia di iscriversi all’ Ascom, associazione dei commercianti di Mestre, e la negoziante, il 23 gennaio, paga altri 160 euro. Mentre passava tutto questo tempo non è che il negozio potesse restare chiuso. «L’ avvio dell’ anno per Hologram è promettente – continua Conte -: molti clienti della precedente gestione tornano a Natale e per le svendite». Il 3 febbraio la banca, però, scrive all’ imprenditrice: «Le comunica che, per avere il fido, deve versare 12 mila euro come fondo precauzionale finché tra l’ istituto e il negozio non si sarà instaurato un rapporto proficuo e costante di almeno un anno. Raggiunto un buon livello di soddisfazione da parte della banca i soldi le sarebbero stati restituiti. Una pretesa assurda – continua il presidente di Codacons – che fa perdere ulteriore tempo prezioso». Il negozio, infatti, vende ma naturalmente deve anche pagare la merce ai fornitori e a un certo punto il commercialista l’ avverte che, a causa della ridotta capacità di approvvigionamento dovuta alla mancanza di linea di credito per i fornitori, l’ attività non è redditizia. Così la negoziante è stata costretta a mettere i clienti alla porta e ad appendere un cartello di “chiusura di attività”. Il 24 febbraio, dieci giorni dopo aver chiuso il negozio, Erika Trombin ha ricevuto il fido. © riproduzione riservata.

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