«I giudici fermano opere chiave» La replica: «Sono gli enti locali che fanno troppi errori nei bandi»
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fonte:
- Corriere del Veneto
VENEZIA – La miccia la accende Maria Rosaria Cozzuto Quadri, che parla in rappresentanza dell’ Avvocatura dello Stato. Quando sale al microfono, non risparmia le parole. «Opere di rilevanza notevole, come la Pedemontana, sono state travolte dall’ applicazione troppo rigorosa di principi di stretta legalità – afferma – è una questione di proporzionalità, bisogna tenere conto dell’ interesse collettivo e di quello privato». Grandi appalti da un lato; Tar e Consiglio di Stato dall’ altro: i rapporti sono da sempre «roventi». Basti pensare che, nell’ ultimo ultimo anno, solo in Veneto, sono finiti appalti milionari delle Usl (ospedali compresi), Veneto City, le paratoie del Mose di Venezia, l’ aeroporto di Treviso o – per rimanere alle strade – la Nuova Valsugana e la Nogara-Mare. Ma i giudici non ci stanno a finire sulla graticola e a stretto giro di posta, qualche intervento dopo, arriva la puntualizzazione di Giovanni Tulumello, vicepresidente dell’ associazione nazionale dei magistrati amministrativi. «Non sono i giudici a fermare le opere, ma gli errori e le illegittimità delle amministrazioni», sbotta. Però lo stesso presidente del Tar del Veneto Bruno Amoroso non manca di sottolineare che un problema c’ è e cerca di indicare la strada maestra. «Servono soluzioni concordate con i cittadini – spiega – mi viene in mente il Passante di Mestre, dove si è ottenuta l’ opera in tempi rapidi e senza ricorsi, oppure la base militare di Vicenza, dove si è riusciti a risolvere la questione». Anche se in realtà per il Dal Molin i ricorsi non mancarono, da quello del Codacons a Legambiente. Così come non sono mancati quelli sulla Pedemontana, appunto, i cui cantieri sono stati bloccati dal Tar del Lazio su richiesta di un cittadino di Loria e del Comune di Villaverla e poi sbloccati dal Consiglio di Stato nell’ arco di poche settimane, mentre si attende il giudizio di merito. «Soluzioni concordate sulla Pedemontana? Io sono in carica da un anno e mezzo», taglia corto il governatore del Veneto Luca Zaia. Che però ha un pensiero chiaro. «Tutti hanno il diritto di fare ricorso, però bisogna dare un peso alle questioni, serve un equilibrio tra gli interessi del singolo e quelli della comunità – dice – quando i danni sono pesanti, qualcuno dovrebbe pagare». Il presidente risponde anche sulla battaglia lanciata al Tar dalle aziende del trasporto pubblico contro i tagli della Regione: «Mi rifiuto di fare una battaglia tra guelfi e ghibellini, il primo ad avere interesse a un trasporto pubblico che funziona sono io». I «buchi» – o meglio i troppi «pieni» – normativi sul punto non mancano. «C’ è un eccesso rigoristico nelle clausole escludenti la partecipazione alle gare – continua Amoroso – sembra inappropriata una severità eccessiva da parte della giurisdizione amministrativa, perché sortisce l’ effetto perverso di eliminare, sovente per motivi di minimo rilievo, offerte potenzialmente vantaggiose per gli enti». Nel mirino sono soprattutto quelle attestazioni di cosiddetta «verginità morale e professionale» che spesso hanno tagliato fuori aziende importanti da gare milionarie. «Basterebbe una norma che consenta di sanare le minime mancanze di carattere formale per scongiurare i frequenti ricorsi basati su fattori sterilmente formalistici che aggravano il contenzioso e rallentano l’ esecuzione di importanti opere pubbliche – chiosa Amoroso – La massima pluralità possibile delle offerte va salvaguardata come fattore prioritario». A.Zo. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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