3 Marzo 2012

Italia, debito da record e crescita in frenata

Italia, debito da record e crescita in frenata

l’ istat: nel 2011 il pil si ferma allo 0,4%, giù i consumi delle famiglie.
L’ economia italiana arranca sotto il peso della crisi mentre il carico dell’ indebitamento raggiunge livelli mai visti negli ultimi tre lustri. A pagare sono ancora una volta le famiglie, la cui spesa nel 2011 registra una frenata, dovuta alla pronunciata flessione dell’ acquisto di generi alimentari, e alle prese con una pesante pressione fiscale e dall’ aumento dell’ Iva. A tracciare il quadro macroeconomico del 2011 è l’ Istat secondo cui il Prodotto interno lordo dell’ Italia è cresciuto dello 0,4%, a fronte dell’ 1,8% (dato rivisto al rialzo) registrato nel 2010. Si tratta in euro correnti di 1.580 miliardi che fanno registrare una frenata superiore alle previsioni del governo (+0,6%). «Nonostante la crescita degli ultimi due anni – spiega l’ Istat – nel 2011 il Pil in volume si è attestato su livelli ancora inferiori a quelli registrati negli anni precedenti la crisi economica del 2008-2009». Il Paese rimane inoltre fanalino di coda tra i Big del pianeta. Il rapporto tra debito pubblico e Pil sale così a quota 120,1%, rispetto al 118,7% del 2010, raggiungendo il livello più elevato dal 1996. Un segnale incoraggiante tuttavia arriva dal rapporto tra deficit e Pil che l’ anno scorso è sceso al 3,9% dai 4,6 punti percentuali del 2010, e a fronte del 3,8% stimato dal governo. In valore assoluto l’ indebitamento netto è diminuito di circa 9,1 milioni di euro. Il trend trova spiegazione nell’ aumento del saldo primario, ovvero dell’ esposizione netta meno la spesa per gli interessi pagati sul debito, che lo scorso anno è stato pari a 15.658 milioni di euro correnti, valore questo pari all’ 1% del Pil. Nel 2010 era risultato tendente a zero. I consumi finali rimangono al palo con un trend nullo. Quelli delle famiglie residenti salgono in volume dello 0,2% frenando rispetto al 2010 (+1,2%). In positivo solo la spesa per i servizi (+1,6%), mentre il consumo di beni cala (-0,9%) con una riduzione particolarmente marcata della spesa per generi alimentari (-1,3%). Le tavole degli italiane nel 2011, si sono impoverite con meno carne bovina, pasta salumi, ortofrutta e con un calo nei consumi di latte fresco del 2,2%. «Le famiglie fanno la fame sono costrette a tirare la cinghia su beni essenziali», sferza il Codacons secondo cui in cinque anni i nuclei hanno ridotto mediamente dell’ 11% i loro consumi a tavola, a fronte di «prezzi che continuano a salire imperterriti». Mentre per la Confederazione italiana agricoltori il dato è un’ ulteriore conferma delle pesanti difficoltà del settore primario», stretto tra calo della produzione e aumenti dei costi, che potrebbero aggravarsi con l’ introduzione dell’ Imu su fabbricati e i terreni rurali. I lavoratori dipendenti nel 2011 hanno guadagnato l’ 1,8% in più, quanto le retribuzioni lorde. Tuttavia guardando alle uscite delle amministrazioni pubbliche, i redditi da lavoro dipendente si sono ridotti dell’ 1,2%. Ma ciò che grava di più su cittadini e imprese è il macigno della tassazione complessiva che rimane a livelli pesantissimo, ovvero al 42,5%, nonostante la flessione dell’ 0,1% rispetto al 2010. Mentre le imposte dirette calano dello 0,1%, essenzialmente per effetto della contrazione dell’ Irpef, quelle indirette crescono del 2%, a causa dell’ aumento del gettito dell’ Iva e delle imposte sul gas. Dal 1980 il carico fiscale è aumentato così di undici punti percentuali, e non finisce qui perché con la «cura Monti», Cgia e Confesercenti stimano, per questo e il prossimo anno, un doppio salto a 45% e 46 per cento. L’ indebitamento supera il 120% rispetto al prodotto interno lordo.
francesco semprini

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