3 Marzo 2012

L’ Italia cresce solo dello 0,4% Consumi al palo

L’ Italia cresce solo dello 0,4% Consumi al palo

Marianna Berti ROMA La crescita dell’ Italia nel 2011 si ferma al +0,4%, meno delle ultime attese del governo (+0,6%) e peggio di quanto fatto da Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, ovvero i big mondiali. La frenata rispetto al 2010 (+1,8%) è quindi netta. Inoltre, dalla nuova fotografia dell’ Istat sui conti pubblici emerge l’ aumento del peso del debito, che sfonda quota 120%, ai massimi dal 1996, ovvero da 15 anni. Ma c’ è anche qualche nota positiva: la pressione fiscale cala, pur mantenendosi a un livello alto (42,5%), e dopo anni torna il segno più davanti al saldo primario (l’ indebitamento netto esclusa la spesa per interessi), in avanzo dell’ 1% sul Pil. Sotto le previsioni Inoltre, migliora il rapporto tra deficit e Pil, al 3,9% dal 4,6% del 2010, appena sotto le previsioni dell’ esecutivo. Tornando alla misura principe dell’ intera economia, il Pil, dopo la decisa ripresa del 2010, rivista anche al rialzo dall’ Istituto di statistica (al +1,8% dal +1,5%), l’ Italia segna una nuova battuta d’ arresto. I nuovi dati (grezzi), infatti, non migliorano la stima preliminare della crescita per il 2011, diffusa due settimane fa, che segnava un prodotto interno lordo (dato corretto per gli effetti di calendario) sempre al +0,4%. Un aumento debole che pur sommato al dato positivo del 2010 non consente di riagganciare i livelli precrisi. A pesare è soprattutto la caduta registrata nel 2009, che le revisioni dell’ Istat hanno peggiorato ulteriormente (meno 5,5%). Guardando alla domanda interna, l’ Istituto di statistica evidenzia come i consumi finali in Italia siano rimasti fermi, con la spesa delle famiglie salita appena dello 0,2%, in forte rallentamento sul 2010. Preoccupa il meno 1,3% registrato per gli alimentari, indice di una stretta che ormai va a colpire anche i prodotti di prima necessità. Il 2011 è stato, invece, un anno più favorevole per la locomotiva tedesca, cresciuta del 3%, e per gli altri grandi Paesi industrializzati, di cui sono già disponibili i dati (più 1,7% sia in Usa che in Francia, e più 0,9% nel Regno Unito), con l’ eccezione del Giappone (meno 0,9%). L’ indebitamento Non confortano neppure le cifre sulla montagna di debito pubblico accumulata dall’ Italia. Già due settimane fa la Banca d’ Italia aveva diffuso l’ ammontare in euro (1.897,946 miliardi) e ora l’ Istat, fornendo il dato sul Pil, arriva a calcolare un peso pari al 120,1% (dal 118,7% del 2010). Anche se si tratta comunque di un dato atteso, anzi migliore delle stime del governo ? 120,6% ? presentate nella nota di aggiornamento al Def di fine settembre. Cala lievemente la pressione fiscale complessiva (ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil) risultando pari a 42,5%, in riduzione di 0,1 punti percentuali sull’ anno precedente. Analizzando nel dettaglio le entrate, quelle totali risultano in aumento dell’ 1,7%, accelerando rispetto al 2010, con le imposte indirette cresciute del 2% grazie al traino arrivato dall’ aumento dell’ Iva e delle imposte sugli oli minerali e gas metano. Sui consumi interviene il Codacons: «Il calo dell’ 1,3% della spesa alimentare delle famiglie è un dato drammatico che dimostra come i cittadini siano costretti a tirare la cinghia anche su beni essenziali come quelli alimentari. Si tratta di un trend negativo iniziato già nel 2006 ? afferma il presidente del Codacons, Carlo Rienzi ?. Rispetto a cinque anni fa, le famiglie italiane hanno ridotto mediamente dell’ 11% i loro consumi alimentari».

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