3 Marzo 2012

Crisi a tavola: meno carne, frutta e latte

Crisi a tavola: meno carne, frutta e latte

ROMA Un Paese che non cresce, dove la pressione delle tasse resta sopra il 42% e le famiglie non spendono, anzi risparmiano su ciò che mettono a tavola. È una fotografia impietosa quella scattata dall’ Istat all’ Italia 2011, dove per i consumi finali è calma piatta (+0,2%, contro il +1,2% del 2010), e a contribuire alla crescita del Pil è ancora quel made in Italy che tira sui mercati esteri (1,4 punti percentuali). Le famiglie tirano invece la cinghia sugli acquisti di tutti i giorni, mettendo a tavola meno carne, frutta e addirittura meno latte fresco. A registrare la contrazione maggiore – dice infatti l’ Istat – è stata proprio la spesa alimentare (-1,3%). D’ altra parte se i costi per tariffe, servizi e trasporti diventano sempre più salati e i redditi restano al palo, non resta che risparmiare su frigo e dispensa. La quarta settimana del mese è sempre più dura: i lavoratori dipendenti hanno visto crescere la loro busta paga appena dell’ 1,8%, ma quella dei dipendenti pubblici si è addirittura ridotta, -1,2%. «Le famiglie fanno la fame – sentenzia il Codacons – è un dato drammatico che dimostra come i cittadini siano costretti a tirare la cinghia anche su beni essenziali come quelli alimentari». In 5 anni le famiglie hanno ridotto mediamente dell’ 11% i loro consumi a tavola, calcola l’ associazione. A fronte di ciò, però, «i prezzi hanno continuato imperterriti a salire». Per questo il governo Monti deve andare avanti con le liberalizzazioni e liberalizzare il commercio – prosegue il Codacons – Solo così i prezzi scenderanno. Ad analizzare la composizione della dieta degli italiani è la Coldiretti: «Le tavole degli italiani si sono impoverite con meno carne bovina (-0,1%), pasta (-0,2%) carne di maiale e salumi (-0,8%), ortofrutta (-1%), meno latte fresco (-2,2%)». La crisi non ha invece colpito i prodotti di qualità, con quasi un italiano su tre (29%) che ha acquistato regolarmente prodotti a denominazione di origine, il 14% quelli biologici, il 15% direttamente dal produttore. I commercianti continuano a vedere nero: la stretta si è fatta sentire anche su vestiario e calzature (-0,4%), sugli alcolici (-0,3%), mentre vola l’ export del vino italiano sui mercati internazionali. Più salati invece sanità (+2,1%) e le tariffe di acqua, luce, gas (+1,1%). Si sottovaluta poi «l’ effetto che le prossime legnate fiscali (addizionali, Imu) faranno emergere, un sempre più esteso malessere sociale, dalle famiglie alle imprese», dice la Confesercenti.
 
 

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