9 Marzo 2012

Nuovo record del petrolio e dei carburanti: per la benzina si avvicina la soglia di 2 euro al litro

Nuovo record del petrolio e dei carburanti: per la benzina si avvicina la soglia di 2 euro al litro


Nuovo record del petrolio e dei carburanti: per la benzina si avvicina la soglia di 2 euro al litro. Eni ritocca; le altre compagnie, tra cui Esso, TotalErg e Shell seguono il market leader. E il prezzo della benzina vola sempre più in alto. A sentirne maggiormente l’ impatto sono gli abitanti del Centro Italia dove le addizionali regionali dell’ accisa sono più elevate e il prezzo sfiora la punta massima: 1,95 euro al litro. Come è stato ricordato al seminario dell’ Aiee, l’ associazione italiana degli economisti dell’ energia, nella relazione di Rita Pistacchio, se prendiamo le Marche l’ accisa è aumentata a +9,1 centesimi dal 1° gennaio 2012, mentre in Toscana e in Liguria a +6,1 centesimi, in Umbria a +4,8 centesimi. L’ aumento è stato di +3,1 centesimi per Piemonte, Lazio, Campania, Calabria, Puglia, Molise e Abruzzo. La media italiana del prezzo della benzina arriva così a 1,811 euro, contro una media Ue di 1,467 euro (si veda il grafico a fianco). Questi valori sono l’ effetto di quanto accaduto nel 2011, quando, secondo gli economisti dell’ energia, una eccezionale e ripetuta politica di aumento delle accise, affiancata anche dall’ aumento di un punto dell’ Iva, ha provocato un drastico aumento dei prezzi alla pompa di benzina e gasolio, già sotto pressione per la corsa delle quotazioni internazionali. L’ effetto complessivo sui prezzi al consumo dell’ aumento della componente fiscale nel corso del 2011, con ben 6 distinti interventi, è stato pari a oltre 18,2 centesimi di euro al litro per la benzina e di 21,8 per il gasolio, e già all’ orizzonte nel 2012 si prevedono nuovi incrementi. Da ieri, però, dopo la fiducia della Camera al Dl semplificazioni con 479 sì (75 i no, 7 gli astenuti) – adesso toccherà al Senato – sembra sempre più concreto un cambiamento sulla tassa sulla disgrazia. L’ approvazione della Camera è il primo step per fermarla: stop quindi all’ obbligo per le Regioni di sovvenzionare gli interventi della protezione civile dopo le calamità naturale aumentando le accise sulla benzina. Ma tornando ai ritocchi, in particolare Eni ha rivisto la benzina, con un aumento del prezzo raccomandato di 1,3 centesimi di euro al litro. Sulla verde si sono mossi Esso che ha ritoccato all’ insù per 0,8 centesimi, TotalErg e Shell per 1 centesimo. I prezzi al distributore quindi sono tutti in salita anche se frenati soprattutto dai no logo che rimangono fermi. Protestano le associazioni dei consumatori. Alla luce di questo andamento Codacons «chiede il ritorno ai prezzi amministrati dei carburanti, considerati ormai a tutti gli effetti beni essenziali, affidando al Cipe il compito di gestire i listini e decidere le variazioni dei prezzi alla pompa». Se i consumatori si lamentano per il ritocco verso l’ alto, le compagnie dal canto loro si lamentano per la loro parte di “bancomat” dello Stato. Umberto Scarimboli, amministratore delegato di Api, a questo proposito spiega come si arriva ai prezzi citati della benzina e al fatto che in Italia il costo del pieno sia più caro di molti altri paesi. Va premesso che secondo la lettura di Scarimboli per le compagnie il margine su ogni litro di benzina venduto si aggira intorno ad 1 centesimo, contro 1,04 euro incassato da Stato e Regioni con le accise. Prendendo come riferimento il prezzo medio nazionale della scorsa settimana, equivalente a 1,818 euro al litro, «questo importo é composto per il 57% da accise nazionali che sono cresciute del 25%, poi da accise regionali, dall’ Iva per un totale di ben 1,04 euro, poi per il 35% dal costo della materia prima equivalente a 63 centesimi e infine dall’ 8% di margine lordo che é pari ai restanti 14,7 centesimi». Con questi 14-15 centesimi, sostiene Scarimboli, «le compagnie devono remunerare l’ intera filiera distributiva e commerciale che comprende il gestore affidatario dell’ impianto, la logistica primaria e il trasporto al punto vendita, l’ obbligo di miscelazione di biocarburanti – circa 1,5 centesimi al litro sulla base dell’ obbligo al 4,5% nel 2012 -, le locazioni canoni e royalties pagabili a terzi, la manutenzione, gli adeguamenti ambientali e per la sicurezza degli impianti, la Tosap Cosap e le imposte sulla pubblicità dei marchi, i costi fissi commerciali, l’ ammortamento degli investimenti realizzati e, in tempi normali, e questi attuali sono quanto di più lontano dalla normalità, l’ utile sul capitale e il lavoro d’ impresa che oggi si aggira intorno ad un solo centesimo contro i 104 incassati da Stato e Regioni con le accise». Insomma una filiera lunghissima. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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