Italia: su il debito e il Pil frena E scende la spesa alimentare
Italia: su il debito e il Pil frena E scende la spesa alimentare
ROMA La crescita dell’ Italia nel 2011 si ferma al +0,4%, meno delle ultime attese del governo (+0,6%) e peggio di quanto fatto da Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, ovvero i big mondiali. La frenata rispetto al 2010 (+1,8%) è netta. Inoltre, dalla nuova fotografia dell’ Istat sui conti pubblici emerge l’ aumento del peso del debito, che sfonda quota 120%, ai massimi dal 1996, ovvero da 15 anni. La pressione fiscale cala, pur mantenendosi a un livello alto (42,5%), e torna il segno più davanti al saldo primario (l’ indebitamento netto esclusa la spesa per interessi), in avanzo dell’ 1% sul Pil. Inoltre, migliora il rapporto tra deficit e Pil, al 3,9% dal 4,6% del 2010, appena sotto le previsioni del’ esecutivo. Tornando alla misura principe dell’ intera economia, il Pil, dopo la decisa ripresa del 2010, rivista anche al rialzo dall’ Istituto di statistica (al +1,8% dal +1,5%), l’ Italia segna una nuova battuta d’ arresto. I nuovi dati (grezzi), infatti, non migliorano la stima preliminare della crescita per il 2011, diffusa due settimane fa, che segnava un prodotto interno lordo (dato corretto per gli effetti di calendario) sempre al +0,4%. Un aumento debole che, pur sommato al dato positivo del 2010, non consente di riagganciare i livelli pre crisi. A pesare è soprattutto la caduta registrata nel 2009, che le revisioni dell’ Istat hanno oggi peggiorato ulteriormente (-5,5%). Insomma c’ è un Paese che non cresce, dove la pressione delle tasse resta sopra il 42% e le famiglie non spendono, anzi risparmiano su ciò che mettono a tavola. È una fotografia impietosa quella dell’ Istat all’ Italia 2011, dove per i consumi finali è calma piatta (+0,2%, contro il +1,2% del 2010), e a contribuire alla crescita del Pil è ancora quel made in Italy che tira sui mercati esteri (1,4 punti percentuali). Le famiglie tirano invece la cinghia sugli acquisti di tutti i giorni, mettendo a tavola meno carne, frutta e addirittura meno latte fresco. A registrare la contrazione maggiore – dice infatti l’ Istat – è stata proprio la spesa alimentare (-1,3%). D’ altra parte se i costi per tariffe, servizi e trasporti diventano sempre più salati e i redditi restano al palo, non resta che risparmiare su frigo e dispensa. La quarta settimana del mese è sempre più dura: i lavoratori dipendenti hanno visto crescere la loro busta paga appena dell’ 1,8%, ma quella dei dipendenti pubblici si è addirittura ridotta, -1,2%. “Le famiglie fanno la fame”, sentenzia il Codacons, è un dato drammatico che dimostra come i cittadini siano costretti a tirare la cinghia anche su beni essenziali come quelli alimentari”. In 5 anni le famiglie hanno ridotto mediamente dell’ 11% i loro consumi a tavola, calcola l’ associazione. A fronte di ciò, però, “i prezzi hanno continuato imperterriti a salire”. Per questo il governo Monti deve andare avanti con le liberalizzazioni e liberalizzare il commercio, prosegue il Codacons: “Solo così i prezzi scenderanno”. Il 2011 è stato, invece, un anno più favorevole per la locomotiva tedesca, cresciuta del 3%, e per gli altri grandi Paesi industrializzati, di cui sono già disponibili i dati (+1,7% sia in Usa che in Francia, e +0,9% nel Regno Unito), con l’ eccezione del Giappone (-0,9%). Non confortano neppure le cifre sulla montagna di debito pubblico accumulata dall’ Italia. Già due settimane fa la Banca d’ Italia aveva diffuso l’ ammontare in euro: 1.897,946 miliardi.
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