8 Marzo 2012

Cresce la protesta contro l’ aumento dell’ Iva

Cresce la protesta contro l’ aumento dell’ Iva

ROMA Il doppio rialzo delle aliquote più alte Iva scatterà ad ottobre. Come previsto dal decreto «salva Italia». La conferma arrivata martedì dal viceministro all’ Economia, Vittorio Grilli, durante «Ballarò» scatena proteste e allarmi. Soprattutto da parte delle associazioni dei consumatori e di quelle agricole che denunciano l’ ennesima stangata e fanno i conti: oltre 400 euro in più di spesa a famiglia. E – come spiegato sempre da Grilli – non c’ è al momento nessun «tesoretto» per abbassare le tasse sui redditi (almeno i più bassi) e quindi in parte sterilizzare l’ aumento. La norma è quella che consentirà di mettere a segno il pareggio di bilancio e prevede che dal primo ottobre 2012 «è disposto – spiega il governo – l’ incremento di due punti percentuali dell’ aliquota ridotta e dell’ aliquota ordinaria Iva che saliranno, rispettivamente, al 12% (dall’ attuale 10%) e al 23% (dopo l’ aumento al 21% già in vigore)». Ma appena il mese scorso il premier Mario Monti rassicurava: «È possibile» che l’ Iva non aumenti. Ma ora Grilli taglia corto e conferma che lo scatto in avanti ci sarà. Scatta così l’ allarme di molti. Il Codacons calcola che l’ aumento dell’ Iva dal 21 al 23% significherà una «stangata» per la famiglia media da 2,5 componenti di 352 euro annui e di 418 euro per una famiglia di 3 persone. Insomma una «scelta sciagurata», afferma il Codacons. Anche nel Pdl storcono il naso: «Ci stupiamo delle parole di Grilli – dice l’ ex sottosegretario all’ Economia, Luigi Casero -. L’ aumento porterà ad un ulteriore incremento dell’ inflazione e comunque a un aumento della pressione fiscale». Per la Lega Massimo Fugatti spiega: «L’ aumento ricadrà ancora una volta sui cittadini e sugli acquisti, che subiranno una nuova contrazione dilatando il periodo recessivo». Molto arrabbiati anche i rappresentanti degli esercenti: «Con un Paese in recessione e i consumi in stallo – dice Confesercenti – l’ ulteriore aumento allontanerà sempre di più la crescita gelando di nuovo i consumi». E secondo Confcommercio l’ aumento al 23%, in particolare, comporterà «non solo la riduzione del volume dei consumi, il cui profilo evolutivo appare già oggi molto negativo, ma ridurranno anche il potere d’ acquisto, i redditi percepiti e la ricchezza messa da parte dalle famiglie». Per capire bene di cosa si tratta basti pensare che l’ aumento scatterà – spiega Coldiretti – (dal 21 al 23%) per prodotti di largo consumo come l’ acqua minerale, la birra e il vino ma anche specialità come i tartufi mentre a quello dal 10 al 12% sono interessati dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero. «Il governo – chiede la Cia – riveda queste misure che non favoriscono certo lo sviluppo, ma rischiano di aggravare ulteriormente al situazione economica del Paese». Rincara Federalimentare: «L’ aumento sarà una mazzata per i consumatori perchè vale 3 miliardi di euro». E in un momento di «vacche magre», il governo ha deciso, almeno per ora, di non rifinanziare a settembre i buoni-vacanze per i meno abbienti, sebbene sia stato uno strumento che ha funzionato: in due anni ha mandato in vacanza 35 mila persone (circa 25 mila famiglie), con un finanziamento pubblico di 9 milioni di euro, a tutto vantaggio del mondo del turismo che ha anche potuto contare sulla agognata destagionalizzazione, dal momento che molti viaggi sono stati effettuati in periodi di bassa stagione.
francesco carbone

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