24 Dicembre 2011

Le retribuzioni sono bloccate

Le retribuzioni sono bloccate

 E con i prezzi divario record Lo spread fra busta paga e costo della vita tocca l’ 1,8%, il top dal 1997 I consumatori: serve un accordo per bloccarlo DA ROMA BRUNO MASTRAGOSTINO O rmai è allarme rosso. Da consumatori e commercianti, infatti, un giorno sì e l’ altro pure si alzano voci angosciate: non si arriva a fine mese con lo stipendio gridano da una parte; gli scaffali sono tristemente pieni e neanche le feste natalizie ci soccorrono ribattono dall’ altra. E come stupirsi? Il potere d’ acquisto degli italiani è ridotto al lumicino perché gli stipendi arrancano e l’ inflazione corre. A novembre scorso i salari sono rimasti completamente fermi, dice l’ Istat, e nell’ ultimo anno ono cresciuti appena dell’ 1,5%, perdendo quasi due punti rispetto all’ inflazione la cui corsa nello stesso mese si è fissata al 3,3%. Ma non basta. I tecnici di Via Balbo rincarano la dose ricordando che la crescita tendenziale dell’ 1,5% è la più bassa dall’ ottobre del 2010, quando si registrò lo stesso dato che peraltro risulta il minimo da marzo 1999. Da un’ analisi più approfondita emerge poi che nel settore privato la crescita delle buste paga è stata dell’ 1,9%, mentre in quello pubblico è tutto fermo a zero, si salvano soltanto i vigili del fuoco che ottengono un incremento del 3,1%. Insomma, nel privato grazie a numerosi rinnovi contrattuali ancora qualche soldo arriva, magari spiccioli, ma la retribuzione almeno si muove. Invece tra i lavoratori della Pubblica amministrazione lo spread tra salario e costo della vita si fa sempre più consistente, e questo perché è ormai dal 2010 che i contratti sono bloccati, quindi all’ inflazione dell’ ultimo anno va aggiunta anche quella dei precedenti 12 mesi, risultata pari all’ 1,5%: una batosta che rende gli oltre 3 milioni di impiegati pubblici dei lavoratori alla soglia della povertà. Per fine anno, nell’ insieme dell’ economia, il miglioramento medio delle retribuzioni orarie contrattuali dovrebbe comunque far registrare un incremento maggiore rispetto al dato di novembre e pari, secondo la previsione che non tiene in ogni caso conto di eventuali rinnovi contrattuali, a +1,8%. Sempre variazioni minime. Proprio per questo il Codacons propone «un accordo per mettere un freno all’ ampliamento della forbice salari e prezzi», mentre Federconsumatori ricorda che una diminuzione così forte della «capacità di spesa può avere conseguenze gravissime per una famiglia». intanto la manovra del governo di Mario Monti, utile certamente per non cadere nel baratro del default, contribuirà ulteriormente a ridurre le possibilità di spesa delle famiglie italiane. Allora per non peggiorare la situazione «adesso – tuona il capogruppo dell’ Italia dei Valori in Senato, Felice Belisario- è l’ ora della crescita». Anche perché «l’ ultima manovra si è scaricata pesantemente sui redditi più bassi» commenta la Cisl. Quindi si spera nella ‘fase due’, dove si vedrà se il governo interverrà detassando il lavoro su cui pesa un’ imposizione fiscale, come noto, a livelli record in Italia. Proprio nei giorni scorsi sui quotidiani sono state pubblicate tabelle che ci inseriscono tra i Paesi Ocse al quinto posto per imposizione fiscale sugli stipendi e al ventiduesimo per il netto in busta paga. Nel frattempo, sempre a novembre, tornando ai dati Istat, soltanto i dipendenti degli studi professionali hanno siglato un’ ipotesi di accordo portando a 48 i contratti regolati, mentre al momento risultano in attesa di rinnovo ben 30 contratti di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a circa 4,1 milioni di dipendenti (circa tre milioni nel pubblico impiego). Nel settore privato l’ incidenza dei rinnovi è pari all’ 86,1%, con quote differenziate per attività economica: la copertura è del 100% per il settore agricolo, del 98,4% per l’ industria e del 72,7% per i servizi privati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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