Frenata sui taxi, i poteri restano ai Comuni Liberalizzazioni
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- Avvenire
Frenata sui taxi, i poteri restano ai Comuni Liberalizzazioni, il governo cede: ridimensionato il ruolo dell’ Authority sui trasporti
DA ROMA NICOLA PINI T axi, indietro tutta. Il cammino delle liberalizzazioni inciampa sulle auto bianche. Il governo avrebbe dato infatti via libera a un emendamento dei due relatori di maggioranza (Filippo Bubbico del Pd e Simona Vicari del Pdl) che prevede il ritorno ai Comuni del potere di assegnare le nuove licenze. Se passa, verrà depotenziata la futura Autorità dei Trasporti, alla quale il decreto assegnava la facoltà di decidere proprio per aggirare il potere dei sindaci, troppo esposti alle pressioni dei tassisti. Nella conversione in legge il pacchetto liberalizzazioni perde colpi così su una misura-simbolo. Mentre altre sorprese potrebbero arrivare dal confronto tra governo e partiti su altri due capitoli delicati, quelli relativi alle farmacie e ai professionisti. La novità in fatto di taxi trova il plauso dell’ Anci (associazione dei Comuni) ma entra nel mirino delle associazioni dei consumatori: «La lobby dei tas- sisti batte Monti due a zero», accusano Adoc, Codacons e Mdc, «se passa l’ emendamento non ci sarà alcun cambiamento, a danno dei fruitori del servizio». Deluso anche il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che accusa l’ esecutivo di aver ceduto alle proteste: «Da oltre un mese sostengo che il governo non può essere forte con i deboli e debole con i forti », afferma alludendo alla trattativa sul lavoro. E il terzo polo esprime preoccupazione per gli «arretramenti » sulle misure. Rassicurazioni arrivano però dal presidente del Senato, Renato Schifani, convinto che Palazzo Madama reggerà alla pressione delle lobby e «rafforzerà» il provvedimento. A gennaio, nei giorni del varo del decreto, la mobilitazione dei tassisti indusse il Consiglio dei ministri a fare marcia indietro su un elemento chiave: la possibilità di cumulare più licenze da parte dello stesso stesso soggetto. L’ altro punto cardine era appunto quello dei poteri dell’ autorità, saltato ieri in Commissione. «Comuni e Regioni, nell’ ambito delle proprie competenze provvedono, previa acquisizione di un preventivo parere obbligatorio e non vincolante da parte dell’ Autorità, ad adeguare il servizio taxi», dispone l’ emendamento. Saranno dunque prima di tutto i sindaci a decidere su tariffe e licenze e l’ autorità avrà solo la possibilità di ricorrere al Tar se in disaccordo. Poco cambia rispetto alla normativa attuale, quella contenuta nella ‘lenzuolata’ dell’ allora ministro Bersani, che proprio sul capitolo taxi ridimensionò l’ intento liberalizzatore (anche allora saltò il cumulo delle licenze): la legge del 2006 prevedeva già la possibilità per i Comuni di assegnare licenze stagionali e di prevedere specifici servizi aggiuntivi per gli utenti delle auto pubbliche, oltre alla possibilità di bandire nuovi concorsi i cui proventi sarebbero stati redistribuiti tra i titolari delle vecchie licenze. Tutte novità che poi non ci sono state, se non in casi molti limitati. Per questo il governo Monti aveva deciso di tornare sul tema, assegnando a un’ autorità indipendente, più ‘impermeabile’ alle pressioni delle categorie, il potere di intervento. Per quanto riguarda le farmacie il decreto prevede la nascita di 5mila nuovi punti vendita. Numerosi senatori, sia del Pd sia del Pdl, chiedono però di ridimensionare l’ aumento della pianta organica. Qualcosa dovrebbe cambiare perché la relatrice Vicari annuncia «una riformulazione » dell’ articolo. Al vaglio anche il nodo delle tariffe minime dei professionisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA Bonanni non ci sta: esecutivo debole con i forti e forte con i deboli Schifani: Senato reggerà a pressioni.
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