I genitori si schierano in difesa del Charitas
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fonte:
- Gazzetta di Modena
I genitori si schierano in difesa del Charitas
di Serena Arbizzi «I nostri figli al Charitas stanno bene. Si sentono come a casa». Si leva deciso il coro di tanti genitori che difendono l’ istituto di via Panni l’ indomani della protesta di Mario Montanari, che culminerà in un esposto da parte della Codacons. Montanari ha richiesto maggiore controllo sul figlio down Alessandro, 37 anni, da tre in istituto, che «vorrebbe liberarsi dalle misure di contenimento quand’ è legato perché soffre»; ma secondo i genitori la questione è stata strumentalizzata e la critica di Montanari è infondata. «Mio figlio è al Charitas da vent’ anni – spiega Patrizia Poli, presidente dell’ associazione genitori della struttura – è cerebroleso grave e indossa un casco che non ha mai accettato, ma chissà quante ferite gli ha evitato…». Le fa eco Enrica Domenichini: «Mia figlia Giulia sbatte il piedino e per un po’ glielo lascio fare, ma dopo la lego e preferisco fare così piuttosto che siringarle il tallone». E sullo stesso tono tante altre testimonianze, mentre la direzione dell’ istituto ha cercato un confronto con Mario Montanari per capire il perché della dura critica pubblica. «Conosciamo bene Montanari, viene tutti i giorni – racconta la coordinatrice Roberta Debbia – In quattro anni non si è mai lamentato del contenimento, concordato insieme alla famiglia dopo il periodo osservativo e gli incontri in équipe. Non riuscivamo quindi a capire cosa fosse cambiato così improvvisamente. Davanti alla nostra richiesta di spiegazioni, Montanari non ha saputo fornire risposta». E riguardo alle risorse percepite di cui si è parlato nei giorni scorsi, il presidente Giovanni Manzini chiarisce che «per ogni ospite del residenziale il Charitas riceve in media 180 euro variabili da persona a persona sulla base dell’ Isee. Complessivamente il nostro bilancio è di 5 milioni e 200mila euro, di cui l’ 80% viene investito in personale e il resto in servizi». E riguardo all’ altra critica piovuta sull’ istituto, secondo cui quattordici ragazzi sarebbero stati lavati in promiscuità nello stesso bagno, i genitori affermano che non hanno mai visto una cosa del genere fatta ai loro figli. «Sui bagni abbiamo lavorato moltissimo, al momento ne abbiamo di tre tipologie in base alla patologia degli ospiti, lavati e cambiati tutte le mattine» aggiunge la psicopedagogista Chiara Arletti.
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