Nella cabina di Schettino abiti di Domnica
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fonte:
- Il Mattino
Michele Giuntini Grosseto. Sono di Domnica Cermotan, la moldava che era a bordo della nave Costa Concordia, gli indumenti femminili che furono trovati nella cabina personale del comandante Francesco Schettino il 21 gennaio scorso dai sub che recuperarono la cassaforte e alcune valigie. Gli inquirenti della procura di Grosseto si sono tenuti il dubbio finché hanno sentito la moldava come «persona informata sui fatti» in una caserma dei carabinieri. E, per quanto emerge, lei stessa avrebbe confermato di essere la legittima proprietaria di alcuni indumenti, abiti, sembra anche il beauty-case, contenuti in una borsa da viaggio. Questo ritrovamento di oggetti personali della moldava nella cabina di Schettino era un particolare riservato, mantenuto con discrezione dai pm. Averne appurato la proprietà ha consentito ai pm di inquadrare bene la figura della hostess e l’ amicizia con Schettino. La moldava, a quanto emerge, ha detto di essere affascinata da Schettino e ha ricordato di averlo definito un «eroe» per le tante vite umane salvate quella sera, quindi, secondo lei, non uno che scappò dalla nave mentre affondava. Domnica ha comunque detto di essere amica di tanti a bordo della Concordia, non solo di Schettino, circostanza che le aveva permesso di accedere alla plancia di comando la sera del 13 gennaio, dopo la cena nel ristorante. La ricostruzione di cosa successe nella plancia quella sera – chi c’ era, che cosa faceva e diceva, come si agiva – è un cruccio investigativo che gli inquirenti grossetani stanno assecondando con molte energie, sia per comprendere la manovra che portò la nave contro gli scogli, sia per definire le fasi dell’ emergenza successiva. Ieri sarebbero stati sentiti, sempre come «persone informate sui fatti», alcuni ufficiali della nave ed altro personale imbarcato sulla Concordia, anche personale che era in plancia. Interessa agli inquirenti la figura del maitre del ristorante di bordo Antonello Tievoli, che si trovava in plancia e che su invito del comandante Francesco Schettino telefonò al vecchio commodoro delle navi della Costa, oggi in pensione, Mario Palombo, 78 anni, per farsi consigliare sulla rotta di avvicinamento e sulle condizioni del mare presso l’ isola del Giglio. L’ inchiesta della procura di Grosseto è in una fase delicata, mentre dalla Francia si annuncia che la procura di Parigi aprirà un’ indagine preliminare sul naufragio e la gendarmeria marittima interrogherà «l’ insieme dei passeggeri francesi sopravvissuti» per determinare circostanze del naufragio e gestione dei soccorsi: 4 i turisti francesi morti, 2 i dispersi nel naufragio. Ed oggi l’ avvocato Giulia Bongiorno presenterà una «class action» a nome di una cinquantina di passeggeri, tra cui alcuni stranieri, mentre la difesa di Schettino depositerà al Riesame di Firenze una memoria integrativa in vista dell’ udienza del 6 febbraio sui ricorsi della procura e della difesa contro l’ ordinanza che revocò il fermo in carcere per Schettino, fissando i domiciliari. Intanto, la «carcassa» della Concordia sarà rimossa nella sua interezza. Lo ha detto il commissario e capo della Protezione civile, Franco Gabrielli ai residenti e a quelli del comitato: «La Costa, che ancora una volta si è dimostrata molto seria, e rispettando le tempistiche che aveva dichiarato, ha già interessato 10 società mondiali» e ha garantito che l’ operazione avverrà nel rispetto dei tempi «e si concilierà con il rispetto del territorio e dell’ ambiente». Entro inizio marzo, ha detto la Costa, i piani predisposti dovranno pervenire alla società che sceglierà con la Protezione Civile il progetto migliore entro fine marzo. È il tempo, quello meteorologico, a dettare invece l’ agenda delle operazioni di defueling, ha spiegato Gabrielli. Per completare gli interventi preliminari al pompaggio del carburante, i tecnici hanno bisogno di giorni di tregua. Così come sono bloccate le ricerche dei dispersi nella parte sommersa della nave mentre proseguono l’ ispezione delle parti emerse e la perlustrazione nei 18 km quadrati di mare attorno al relitto. Non è, infine, piaciuta al commissario la posizione del Codacons («irresponsabile») che ha annunciato una diffida nei suoi confronti affinchè siano riprese le ricerche. Ancor più netto il giudizio del Comune del Giglio: l’ associazione non rappresenta l’ isola. Con controdiffida rivolta al suo presidente, Rienzi. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
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