LAVORO: DIVARIO SALARI-PREZZI SEGNA RECORD DA ’95
Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, a dicembre la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,4%) e il livello d’inflazione (+3, 3%), su base annua, ha toccato una differenza pari a 1,9 punti percentuali, il divario più alto dall’agosto del 1995.
E per fortuna il premier Monti aveva dichiarato che stava "cercando di offrire agli italiani la liberalizzazione da tasse occulte, perché tali sono prezzi e tariffe più alte, e per questa via anche una moderazione del costo della vita". E’ evidente che Monti predica bene ma razzola male!
La realtà è che i salari, gli stipendi e le pensioni non sono state salvaguardate dall’aumento del costo della vita dal 2002 ad oggi e che l’aumento dell’Iva ha dato il colpo di grazia finale a chi era già ridotto sul lastrico, facendo salire l’inflazione dal 2,8 di agosto al 3,3% di dicembre, nonostante sia in atto un crollo della domanda e dei consumi.
Ma Monti ha fatto dietrofront proprio nella lotta al carovita, eliminando, caso strano, le liberalizzazioni che maggiormente incidono nella spesa quotidiana dei pensionati e delle massaie italiane, ossia quelle del commercio al dettaglio, facendo saltare i saldi liberi e non inserendo l’eliminazione dei vincoli alle vendite sottocosto.
Nulla è stato fatto, poi, per incentivare la vendita diretta agricoltore- consumatore e per accorciare una filiera troppo lunga.
Per non parlare del provvedimento che da solo porrebbe uno stop definitivo e permanente alle speculazioni dei prezzi: l’obbligo per il commerciante, in nome della perfetta informazione, di indicare sia il prezzo al pubblico sia il prezzo che il commerciante paga al grossista con la relativa percentuale di aumento.
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