== ACQUA ARSENICO: TAR CONDANNA MINISTERI AMBIENTE E SALUTE
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fonte:
- AGI
(AGI) – Roma, 22 gen. – Il Tar del Lazio ha condannato i ministeri dell’Ambiente e della Salute a risarcire gli utenti dell’acqua di varie regioni (Lazio, Toscana, Trentino Alto Adige, Lombardia, Umbria) dove si e’ registrata la presenza di arsenico con almeno 100 euro a cittadino. Lo rende noto il Codacons, secondo cui "la sentenza apre una strada di incredibile valore, affermando che fornire servizi insufficienti o difettosi o inquinati determina la responsabilita’ della pubblica amministrazione per danno alla vita di relazione, stress, rischio di danno alla salute. Ora questa strada sara’ percorsa anche per chiedere i danni da inquinamento dell’aria e da degrado sia a Napoli che a Roma e nelle altre grandi citta’ in cui la vivibilita’ e’ fortemente pregiudicata dal degrado ambientale". "Si tratta di una vittoria importantissima – ha dichiarato il presidente del Codacons Carlo Rienzi – perche’ pone termine alla impunita’ di regioni e ministeri che per non spendere i soldi stanziati o non sapendoli spendere hanno tenuto la popolazione in condizioni di degrado e di rischio di avvelenamento da arsenico. Ora i singoli presidenti delle regioni e i singoli ministri dell’Ambiente e della Salute succedutisi negli ultimi anni, quando promettevano all’Europa bonifiche delle falde in cambio di aumento dei limiti di presenza del metallo velenoso nelle acque, dovranno essere perseguiti dalla Corte dei Conti per rimborsare l’erario dei soldi che dovranno risarcire agli utenti". Oltre 2.000 i cittadini che avranno diritto al rimborso del danno di 100 euro a testa, ma e’ gia’ pronto il prossimo ricorso che partira’ tra poche settimane. Il TAR ha riaffermato che l’acqua fornita ai cittadini deve essere salubre e la tariffa legata proprio alla qualita’ di essa, da cui l’indicazione di agire contro le ATO che non potevano non tenere conto di questo dato nel determinare la tariffa. Ma non solo. Il TAR ha anche affermato il principio, spiega il Codacons, che portera’ ora a decine di querele penali e denunce alle Procure della Repubblica – che nella vicenda sussiste un preciso "fatto illecito costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ricorrenti ad un fattore di rischio (l’amianto disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entita’ e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilita’ di contrarre gravi infermita’ in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario". (AGI) Pgi
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