14 Gennaio 2012

Auto blu, Monti costretto a nuovi tagli

Auto blu, Monti costretto a nuovi tagli

Il professor Monti ieri ha provato a dare la sua lezioncina di buona economia annunciando un giro di vite sulle auto blu con "risparmi significativi". All’ unisono, i media hanno rilanciato la notizia spolpando la sobria nota di Palazzo Chigi, che recitava così: "Il presidente del Consiglio ha inviato al Tar un decreto sull’ utilizzo delle autovetture di servizio e di rappresentanza da parte delle pubbliche amministrazioni. Il presente decreto, su proposta di Filippo Patroni Griffi, ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, mira ad ottemperare all’ ordinanza del Tar n. 4139 del 10 novembre 2011 che chiedeva il riesame del precedente decreto del 3 agosto 2011 in relazione all’ esclusione dalla sua applicazione degli Organi costituzionali, delle Regioni e gli enti locali". IN PRATICA: lo scorso agosto entrò in vigore il decreto Brunetta che prevede criteri più severi per l’ utilizzo delle auto blu (con autista, 10 mila censite ad agosto 2011 sull’ anno 2010) e blu-blu (con autista a uso esclusivo, 2 mila) e limitazioni per l’ intero comparto (70 mila mezzi, in calo del 5 % sul 2009, 35 mila addetti). Nel decreto però c’ erano due stranezze: gli enti locali (Regioni, Comuni, Province) dovevano rispondere al censimento (a ieri 50 mila vetture "segnalate") senza sottoporsi alle restrizioni, idem per diversi organi costituzionali rimasti fuori dall’ elenco. Il Codacons ricorse al Tar del Lazio invocando il taglio anche per questi soggetti e il 9 novembre scorso i giudici hanno imposto al governo di modificare entro 60 giorni la norma in senso più ampio. Dunque, con gran squillar di trombe, ecco la novità: oltre 6 mila auto blu e blu-blu fin qui escluse saranno ora soggette ai tagli, partendo dal parco auto del Quirinale (35 mezzi – di cui però solo 3 a disposizione del Capo dello Stato – tra cui forse si salveranno i veicoli storici), le presidenze di Camera e Senato, il Csm (23) e tutti gli altri organi costituzionali fin qui graziati. Il problema è però che il Capo dell’ ufficio legislativo di Brunetta era quello stesso Filippo Patroni Griffi che oggi "propone" una versione più severa del provvedimento. Perché non mettere a dieta gli enti locali un anno fa, quando la crisi era già più che seria? Perché uscire lo scorso agosto con un decreto tanto lasco quando l’ Italia aveva disperatamente bisogno di mettere in ordine i conti? Forse allora le pressioni leghiste sconsigliarono di metter bocca sugli organici territoriali. Forse i calcoli legali del team brunettiano erano mostruosamente sballati, come ha voluto segnalare il Tar quando scrive che il vecchio decreto non brilla per "profili di ragionevolezza e logicità". Ma adesso, per recuperare credito e lustro pauperistico, il premier Monti ha voluto aggiungere nel nuovo provvedimento un capitoletto crudele. Là dove si diceva che i dipendenti statali dovevano utilizzare un mezzo pubblico al posto di quello istituzionale solo nel caso in cui questo garantisse "uguale efficacia", ora il principio è ribaltato: tranne casi urgentissimi, il colletto bianco deve usare solo treni, bus e taxi. A meno che non si tratti di un superboss.

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