Famiglie con meno risparmi
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fonte:
- Il Sole 24 Ore
MILANO Impallidisce il mito degli italiani gente "risparmiosa". La crisi economica e l’ indebolimento del welfare riduce, da un lato, il reddito disponibile delle famiglie e, dall’ altro, le costringe a mettere mano al portafogli per fare fronte a bisogni e obblighi: sanità, istruzione, fisco. Di fatto si riduce la propensione al risparmio delle famiglie e l’ Italia perde posizioni rispetto ai più virtuosi cinesi e giapponesi, autentici campioni del risparmio. Secondo i dati Istat, anche nel terzo trimestre del 2011 la propensione al risparmio delle famiglie è stata erosa: si è attestata all’ 11,6%, in calo dello 0,1% sia rispetto al trimestre precedente che al terzo trimestre del 2010. Negli ultimi tre anni la capacità di risparmio è scesa di ben 5 punti: era al 16,3% nel secondo trimestre del 2008 e addirittura sfiorava il 18% a fine 2005. La propensione al risparmio delle famiglie è definita dal rapporto tra il risparmio lordo delle famiglie e il loro reddito disponibile. La modesta riduzione congiunturale del tasso di risparmio rilevata dall’ Istat è il risultato di una crescita del reddito disponibile dello 0,3%, leggermente più contenuta rispetto alla dinamica della spesa per consumi finali, +0,4%. Al netto dell’ inflazione, il potere di acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,1% nei confronti del terzo trimestre del 2010. Secondo il Codacons, i dati Istat significano una perdita equivalente a 105 euro in soli tre mesi per una famiglia di tre persone e una stangata pari a 112 euro per una di quattro componenti. «È come se avessero pagato una tassa occulta di 105 euro – stima l’ organizzazione dei consumatori – da aggiungersi ovviamente alle tasse autentiche che sono state effettivamente introdotte dalle cinque manovre del 2011». Poi il Codacons calcola che in un arco temporale di dieci anni (dal gennaio 2002, anno in cui è stato introdotto l’ euro, fino al gennaio 2012) grazie al raddoppio dei prezzi, ma non certo degli stipendi, le famiglie italiane hanno accusato una perdita del potere d’ acquisto del 39,7%, quantificabile in 10.850 euro per una famiglia di quattro persone. Proprio a causa delle minori disponibilità economiche «ma anche degli aumenti e dell’ inflazione – osserva la Confederazione italiana degli agricoltori – nel 2011 una famiglia su tre è stata costretta a tagliare gli acquisti alimentari, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menù quotidiano e oltre il 30% è stato obbligato a comprare prodotti di qualità inferiore». Analoga la percentuale di chi si è rivolto quasi esclusivamente alle promozioni commerciali, mentre sono cresciuti esponenzialmente gli acquisti presso gli hard discount le cui vendite nel 2011 hanno registrato un incremento vicino al 6 per cento. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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