C’ è anche il gruppo «Sì grandi navi» E sulla Costa è corsa ai risarcimenti
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fonte:
- Corriere del Veneto
i giganti del mare continuano anche a venezia le polemiche dopo il naufragio.
VENEZIA – Se non è una raccolta firme poco ci manca. Intanto è una sorta di referendum, poi si vedrà. «Riteniamo opportuno consultare i nostri associati sulla grandi navi in laguna», dice il presidente di Aepe (pubblici esercizi) Elio Dazzo. Non a caso il consiglio direttivo ha deciso di procedere velocemente a un sondaggio. In realtà Dazzo si è già schierato criticamente contro il fronte comune per vietare San Marco alle crociere, ma ha voluto mettere i numeri sul tavolo: mille associati e quasi cinquemila buste paga. Come dire: non siamo «quattro bottegai» ma migliaia di persone che vivono anche con la presenza dei turisti che arrivano a Venezia in nave. «Decidere sull’ onda dell’ emotività dell’ incidente dell’ isola del Giglio mi sembra sbagliato», dice. Ma a mettere benzina sul fuoco sono alcune indiscrezioni sugli «inchini» (passaggi delle navi troppo vicini alla costa) in varie parti d’ Italia tra cui Capri e Venezia. «Il caso della Costa Concordia richiama tutti al rispetto delle norme, delle regole di condotta e soprattutto quelle di prevenzione degli incidenti – dice il presidente della Commissione Trasporti della Camera Mario Valducci -. Non possiamo accettare la spettacolarizzazione di attività così delicate come la navigazione delle crociera». C’ è poi il Codacons che sta predisponendo un esposto a varie Procure della Repubblica in cui chiede di accertare il comportamento delle Capitanerie di Porto e delle Autorità portuali quando le navi da crociera si avvicinano troppo alle coste. «Apprendiamo che l’ inchino sarebbe una prassi consolidata in varie zone d’ Italia come anche Venezia – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Vogliamo sapere quali provvedimenti siano stati adottati in passato per garantire la sicurezza». In particolare il Codacons chiede alla magistratura di sequestrare le scatole nere delle navi da crociera che negli ultimi due anni hanno solcato i mari italiani allo scopo di verificare le rotta. Nicola Barchet (presidente di Giesse Srl, società di Conegliano che da oltre 15 anni nei settori risarcimento danni e responsabilità civile) frena però l’ attivismo delle associazioni dei consumatori soprattutto per quanto riguarda i risarcimenti: «Ci sono troppe indicazioni fuorvianti: quell’ invito che si legge su social network e in decine di post e siti web, rivolto a tutti i passeggeri perché inoltrino raccomandate entro dieci giorni, non ha senso – dice -. Sono condotte quantomeno superficiali: non si tratta di recuperare una valigia smarrita all’ aeroporto; qui il "codice del consumo" non c’ entra, il risarcimento segue un iter anche legato a responsabilità anche penali». Il termine dei 10 giorni, per esempio, lo si ritrova nei comunicati dell’ Aduc e di Confconsumatori. E invece non c’ è fretta. «La gravità dell’ incidente e i capi di imputazione ipotizzabili – conclude Barchet – impongonotempi tecnici di certo ben più lunghi, non inferiori per lo meno ai due anni previsti dalla Convenzione di Atene sul trasporto via mare». R.C. RIPRODUZIONE RISERVATA.
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