18 Gennaio 2012

Il rito dell’ inchino, polemica e dimissioni  

Il rito dell’ inchino, polemica e dimissioni
  «costa è a conoscenza della consuetudine». il presidente del rina smentisce l’ intervista ma si dimette.
 

ROMA Un inchino maledetto, quello della Costa Concordia. Un inchino di cui, secondo Gianni Scerni, fino a ieri presidente del Registro Navale, la società armatrice non poteva non essere a conoscenza. Parole pesanti, rilasciate nel corso di un intervista ad un quotidiano, che ieri Scerni ha negato d’ aver mai pronunciato, ma che in serata lo hanno spinto a rassegnare irrevocabili e immediate dimissioni dal suo incarico. Eppure, che l’ inchino fosse prassi consolidata e accettata un po’ ovunque, appare cosa certa. Sembra che Costa Crociere ne avesse autorizzato uno lo scorso agosto e quest’ estate una nave da crociera ne abbia compiuto un altro a Capri. Quanto questa pratica fosse pericolosa, però, lo si è davvero capito venerdì sera e nella maniera più drammatica venerdì sera. Per questo, ora, da più parti arriva la richiesta di vietare questo tipo di manovra. Per tutelare l’ incolumità delle persone, in primis, ma anche per scongiurare possibili disastri ambientali come quello che ora incombe sul parco marino più grande d’ Europa. Tema su cui è intervenuto ieri il ministro dell’ ambiente Corrado Clini: «Siamo di fronte ad una situazione molto particolare – ha detto – perché le norme per evitare consuetudini così? pericolose ci sono. Il problema è che siccome non era mai successo nulla, si è tenuta in piedi una consuetudine che le norme non consentirebbero. Quello che si è verificato – ha proseguito il ministro – ci mette in condizione di imporre il rispetto di regole banali, alla fine. Non abbiamo infatti bisogno di premi Nobel per capire che navi di quelle dimensioni devono rimanere abbastanza distanti dalla costa. Lo stesso problema si pone per altre aree come Venezia – ha aggiunto. – Il problema non è far arrivare le navi a Venezia, ma non farle arrivare al bacino di San Marco. Possono infatti arrivare alla stazione marittima di Venezia con un percorso diverso. Non credo ci siano complicazioni, potrebbe essere utile per il turismo veneziano». Di questo Clini ha già parlato con il sindaco di Venezia e il presidente dell’ autorità portuale, e «mi pare – ha affermato – che esistano già delle soluzioni». Su quello sciagurato inchino, interviene anche il Codacons che, riallacciandosi ha quanto affermato da Scerni ha chiesto alla Procura della Repubblica di Grosseto che si valutino le responsabilità amministrative e penali di Costa Crociere in relazione al naufragio della Concordia. «Il decreto legislativo 231/2001 – spiega l’ associazione – ha introdotto infatti la responsabilità penale e amministrativa delle società per i reati commessi da propri dirigenti e dipendenti e, comunque, da soggetti in rapporto funzionale con esse». Anche il Codacons sottolinea come, dalle notizie emerse, appare chiaro che il famoso inchino delle navi dinanzi all’ isola fosse divenuto oramai consuetudine. Con possibili responsabilità di Costa Crociere. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this