10 Gennaio 2012

Caro-euro, Roma batte Parigi   

Caro-euro, Roma batte Parigi 
 

 
Sostiene Berlusconi: «L’ euro è una moneta strana perché è ancora espressione di tante identità». Ne è convinto anche il premier Mario Monti , che proprio sull’ unità d’ intenti punta tutta la sua politica europea. E i cittadini che ne pensano, in attesa delle tanto attese liberalizzazioni? Si fanno i conti in tasca e si scoprono più poveri, a Roma ma anche a Parigi, per non dire di Atene e Lisbona. Nei giorni dell’ anniversario dei dieci anni della moneta unica, il presunto dividendo per gli oltre 400 milioni di abitanti del vecchio Continente, ha comportato piuttosto una minusvalenza, almeno dal punto di vista del potere d’ acquisto. Basta confrontare due Paesi cugini, come appunto l’ Italia e la Francia. Stessa moneta, industrie complementari, peso analogo dal punto di vista politico-economico, costi diversi dall’ abbandono del franco e della lira. Sui quotidiani transalpini in questi giorni si prova a fare un bilancio, amaro. Una spesa che originariamente imponeva l’ esborso di 521 franchi, pari nel 2002 a 79 euro, utile a comprare generi di prima necessità come acqua, pane, pesce o carne, detersivi, caffè e vino, oggi, gennaio 2012, è lievitata a 96 euro, il 17% in più. E l’ euroallergia monta, tanto che Nicolas Sarkozy, in vista delle elezioni presidenziali, sta spostando l’ attenzione dal caro vita, su cui davvero poco può fare, alla proposta inconcludente di una tassazione delle transazioni finanziarie. Il fedele alleato di Angela Merkel sa bene infatti che un cittadino francese, il cui stipendio è aumentato negli ultimi dieci anni in media poco sopra l’ inflazione e il reddito minino d’ inserimento, oggi di solidarietà, ovvero da 398,24 a 466,99 euro, ha dovuto fronteggiare un aumento generale medio dei prezzi di beni e servizi del 19,4%. Ma se si va a confrontare l’ aumento dei prezzi di alcuni generi verificatosi in Francia con l’ analogo rialzo registrato in Italia, c’ è da rimanere almeno stupiti. Dati alla mano, MF-Milano Finanza ha confrontato l’ impennata dei prezzi registrati in Italia con quella che si è registrata al di là delle Alpi. Un semplice caffè al bar in Francia è aumentato in dieci anni del 18%, passando da 1,19 euro del 2002 a 1,41 nel 2012, ma da noi la stessa tazzina è schizzata del 49%, passando da 0,67 a 1 euro. E i dati sono ancora più sconfortanti se si analizzano gli alimenti tipici della dieta mediterranea. Un chilo di pane è rincarato dell’ 80% in Italia e solo del 28% poco oltre le Alpi; idem per un pacco di spaghetti (il prezzo è passato dalle 1.680 lire del 2001, pari a 0,86 euro, a 1,39 euro per un aumento del 61% contro un rialzo del medesimo bene solo del 12% in Francia), un chilo di pomodori (+ 72% contro +18%), un litro di latte (+51% contro un aumento del 15%) e un chilo di carne (la fettina in Italia è arrivata a costare oltre 25 euro al chilo, più 115% sul 2002, contro un più 40% in Francia). Ma è sui beni di prima necessità e sui servizi che l’ italiano viene strizzato di più. Esaminando un paniere di 60 prodotti di uso quotidiano, dal 2002, gli aumenti medi sono stati pari al 72%, con punte del 300% per un cono gelato o del 200% per una penna a sfera o per una confezione di caffè. Senza contare il fatto che il costo di beni di consumo pressoché quotidiani, come il biglietto dell’ autobus o la giocata al Lotto, è praticamente raddoppiato. Secondo Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori, in questi dieci anni la capacità d’ acquisto degli italiani si è ridotta del 40%. Ma dove si sono registrati i rincari maggiori? Non bisogna illudersi, dal bar agli scaffali dei supermercati fino al ristorante è stata una corsa senza freni. Detto del salasso della spesa al supermercato che batte ampiamente quello dei cugini francesi, non sfuggono all’ effetto caro-euro i servizi, anche questi colpiti da rincari superiori ai rialzi transalpini. Prima dell’ introduzione dell’ euro, per pagare un bollettino postale si spendevano solo 1.500 lire, oggi invece la commissione è aumentata del 42%. E al bancomat prelevare euro costa ben il 76% in più rispetto a quando si ritiravano le banconote raffiguranti Bernini e Caravaggio. (riproduzione riservata)
 

    Aree Tematiche:
  • EURO
Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this