10 Gennaio 2012

Colosseo, accordo irregolare l’Antitrust boccia i restauri

Colosseo, accordo irregolare l’Antitrust boccia i restauri

 
Anche perché «alla fine le sentenze saranno favorevoli», «una perdita di tempo fine a se stessa». Ma la preoccupazione che tutto si azzeri è reale. Il sindaco alla fine si è infuriato: «Basta con i ricorsi e le capziosità giuridiche». Il gruppo di Della Valle respinge le accuse, esclude qualsiasi «supposto sfruttamento commerciale». E al tempo stesso lascia intendere che se si troverà ancora i bastoni tra le ruote l’ esperienza finirà qui e non ci sarà un seguito per Pompei a cui pure si era pensato. Alla base c’ è il giudizio, la «bolla» emessa dall’ Autorità garante del mercato e della concorrenza. Si contesta il ricorso alla trattativa privata per assegnare i lavori all’ imprenditore marchigiano della Tod’ s pronto a finanziare gli interventi con 25 milioni di euro. Una procedura «ristretta», scrive l’ Autorità, sfociata nell’ accordo stipulato tra il commissario delegato di allora, Roberto Cecchi, attuale sottosegretario ai Beni culturali, Sovrintendenza speciale e Tod’ s Spa, ma «non conforme ai principi di concorrenza». Il ricorso alla trattativa privata fu deciso dopo l’ esito della gara internazionale bandita nell’ autunno del 2010 e andata praticamente deserta. Le uniche offerte, ritenute però inidonee, arrivarono da Ryanair e Della Valle. L’ Antitrust muove vari rilievi accogliendo di fatto le tesi contenute nell’ esposto che il Codacons ha presentato al Tar del Lazio. Alla vigilia del pronunciamento dei giudici amministrativi, atteso per il prossimo 25 gennaio, quei rilievi indicano punti di debolezza e rischiano ora di pesare come un macigno. Si contestano «i tempi ristretti entro cui si è svolta la trattativa privata», assegnando di fatto «agli altri soggetti interessati un termine inferiore alle 48 ore per la presentazione delle offerte». E anche la durata dei diritti di sfruttamento dell’ immagine del Colosseo «ben superiore ai limiti introdotti dall’ Avviso» non convince. Critico il giudizio anche sulle «responsabilità poste a carico dello sponsor». Specie se messe in relazione con «gli ampi diritti di sfruttamento concessi che avrebbero costituito un’ importante attrattiva per le imprese». «Tanto più che i diritti connessi alla sponsorizzazione – si legge nella relazione – paiono ancora più appetibili se concessi per un periodo notevolmente superiore alla durata dei lavori». Fin qui l’ Antitrust. La replica del gruppo Tod’ s non s’ è fatta attendere. Si cita la lettera del 14 aprile 2011 firmata da Diego Della Valle. Già all’ epoca precisava che l’ impegno a coprire l’ intero costo del restauro era stato preso «solo a patto che il Colosseo per tutta la durata dei lavori non venisse utilizzato da nessuno, gruppo Tod’ s compreso, per forme di pubblicità legate a qualunque tipo di sfruttamento del monumento onde evitare che il prestigio e la reputazione storica dello stesso venissero in qualche modo turbate da operazioni di puro stampo commerciale». Il gruppo di Della Valle non tralascia di ricordare «di aver provveduto a depositare una fideiussione di oltre 10 milioni di euro a garanzia del pagamento della prima tranche dei lavori di restauro». Il Colosseo è un brand che da solo vale circa 91 miliardi di euro (valutazione della Bocconi). Al netto dei ricorsi e dei controricorsi già rischia di svalutarsio. Orfini, responsabile Cultura e informazione del Pd attacca: «Sul bando avevamo espresso perplessità che sono state puntualmente confermate». E aggiunge: «L’ effetto finale è aver fatto un cattivo servizio al monumento e anche allo sponsor. Siamo certi che il ministero saprà far tesoro degli appunti dell’ Antitrust». Rutelli (leader Api) parla di «brutto pasticcio tecnico-amministrativo da parte dei Beni culturali e del Comune di Roma». Al contrario il presidente della Commissione capitolina Cultura Mollicone si dice sicuro che «se le procedure seguite dal ministero sono corrette, non c’ è nulla da temere». E Giro, all’ epoca sottosegretario ai Beni culturali, ricorda che «la trattativa diretta è prevista dall’ articolo 26 del 2006, il codice dei contratti pubblici per lavori, servizi e forniture, le stesse regole che si osservano per la realizzazione delle grandi opere pubbliche». Come finirà? Ci saranno 60 giorni di tempo per produrre all’ Antitrust le controdeduzioni. Ma prima arriverà la sentenza del Tar. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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