10 Gennaio 2012

Bufera sul Colosseo, restauro a rischio L’ Antitrust al ministero: scarsa trasparenza  

Bufera sul Colosseo, restauro a rischio L’ Antitrust al ministero: scarsa trasparenza
  contestato l’ accordo col gruppo tod’ s. e ora la parola al tar

ROMA DA 2000 ANNI resiste a guerre e cataclismi, saccheggi e vandali, ma ora l’ integrità del Colosseo sembra veramente alle strette. Dopo l’ allarme crolli, con le pietre millenarie che rotolavano giù, la guerra perduta al suk infinito dei Fori Imperiali con decine e decine di venditori abusivi che quotidianamente si contendono ogni spazio libero di un’ area tra le più pregiate e conosciute al mondo, fino al racket dei centurioni che minacciano i turisti poco prodighi di mance, ecco che anche la sponsorizzazione da 25 milioni di euro che dovevano garantirne l’ indifferibile restauro rischia di saltare: la scarsa trasparenza del concorso ha indotto l’ Antitrust a metterne in dubbio la legittimità. ALL’ INDOMANI dell’ accordo, firmato esattamente un anno fa, che lo rendeva virtuale patron del Colosseo, Diego Della Valle rivendicò il valore sociale del suo intervento invitando i colleghi imprenditori a seguire il suo esempio ovvero a investire sul territorio. Il progetto prevedeva l’ impegno del gruppo Tod’ s a investire 25 milioni di euro per i restauri in cambio dell’ esclusiva per tre lustri sullo sfruttamento dell’ immagine dell’ Anfiteatro Flavio. Il contratto scatenò subito polemiche, respinte sia dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che dal ministero dei Beni culturali. Lo sfruttamento dell’ immagine del Colosseo, assicurò Roberto Cecchi, all’ epoca Commissario per le aree archeologiche, avrebbe riguardato soltanto i lavori e gli interventi di restauro mentre la titolarità degli eventi sarebbe rimasta al ministero. «Qualunque operatore – replicavano però alla Uil beni e attività culturali – sa bene che il brand del Colosseo vale almeno 200 milioni». LA DIATRIBA non si limitò alla querelle giornalistica. Il Codacons, l’ associazione dei consumatori guidata da Carlo Renzi, il 19 ottobre scorso depositò un ricorso al Tar del Lazio, chiamando in causa anche l’ Agenzia per la concorrenza, in cui si denunciava «un illegittimo sconfinamento nell’ esercizio dei propri poteri da parte del Commissario Delegato che di fatto ha consegnato le chiavi del monumento al gruppo Tod’ s, alterando la libera concorrenza tra operatori del settore, a danno di un patrimonio dell’ umanità». Ed è di ieri la risposta dell’ Antitrust, che ha evidenziato «una serie di distorsioni della concorrenza all’ interno dell’ accordo» laddove «non è dato sapere quali siano le altre offerte di sponsorizzazione pervenute e ritenute non idonee». «L’ Antitrust ha trasmesso esclusivamente alcune riflessioni circa gli effetti anticoncorrenziali – hanno subito precisato però ieri fonti vicine alla struttura Commissariale del Colosseo ? Il percorso seguito dalla struttura commissariale si è svolto nel pieno rispetto degli adempimenti ?pro-concorrenziali? e di trasparenza-pubblicità dell’ azione amministrativa». L’ ultima parola spetta ora al Tar. Amara la reazione del sindaco: «Sono sconcertato. È una battaglia ideologica». Esultano invece le opposizioni in Campidoglio che raccontano di un «Alemanno, Re Mida al contrario: tutto ciò che tocca va in rovina».

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