5 Gennaio 2012

Battaglia sugli orari dei negozi  

Battaglia sugli orari dei negozi
 

 
ROMA Partono i saldi e infuria la battaglia sulla liberalizzazione degli orari dei negozi. Cresce il numero delle Regioni sul piede di guerra dopo che Toscana, Piemonte e Puglia hanno annunciato che impugneranno di fronte alla Corte Costituzionale il decreto salva-Italia nella parte in cui consente piena libertà di aperture senza vincoli di orario, giorno, notte o festivi. Il Lazio non esclude il ricorso e la governatrice Renata Polverini incontrerà oggi le associazioni dei commercianti: «Ci confronteremo con loro e decideremo come procedere. Ci stiamo consultando anche con le altre regioni ha aggiunto per capire gli altri cosa fanno». L’ Emilia Romagna medita di rivolgersi alla Consulta, il Trentino è contrario alle norme. Milano, invece, fissa intanto la deroga per le aperture venerdì, giorno dell’ Epifania, e domenica lasciando liberi gli esercenti di restare aperti tra le 7 e le 22 per non più di 13 ore consecutive. «E’ un primo passo spiega l’ assessore al commercio Franco D’ Alfonso in attesa di un confronto più ampio e condiviso con tutte le categorie coinvolte». E soprattutto, in attesa che la Lombardia sciolga la riserva sul ricorso sì oppure no. Mentre commercianti e artigiani temono di non riuscire a reggere la concorrenza, la Cgil torna su Twitter per lanciare i suoi messaggi al governo. «Professori, i nuovi orari dei negozi si concordano in regione e nelle città, non si decidono a Roma per decreto. Liberalizzarli sostiene il sindacato guidato da Susanna Camusso favorisce i grandi centri commerciali contro i piccoli esercizi di prossimità, non aiuta la concorrenza». Tesi alle quali il governo non replica e tira dritto, andando avanti sul programma di liberalizzazioni. Proprio oggi l’ Antitrust dovrebbe infatti dare il via libera alla segnalazione da inviare a Palazzo Chigi e al Parlamento con un aggiornamento completo delle misure utili per promuovere la concorrenza in quei settori in cui le precedenti segnalazioni sono rimaste inascoltatate. Una riunione era già fissata ieri e si stringono ormai i tempi, visto che domani è festa, per fare avere a Mario Monti in tempo utile una prima agenda delle cose da fare. Su questa agenda Monti e Antonio Catricalà faranno poggiare la legge sulla concorrenza attesa prima del 23 gennaio, data del prossimo appuntamento europeo. Cosa ci sarà nella segnalazione dell’ Antitrust, oggi guidato da Giovanni Pitruzzella? Non mancheranno di sicuro i trasporti che nel 2012 si aprono alla concorrenza in tutta la Ue, con ritardi non solo in Italia. Ma potrebbero esserci anche degli accenni alle Poste. Su questo tema il governo sembra intenzionato comunque a tornare per contenere in ambiti più ristretti le deroghe per il servizio universale. Già Catricalà, da presidente Antitrust, aveva segnalato la necessità di limitare l’ esclusiva sul servizio postale. Ora potrebbe tornare sul terreno di gioco per fare meta. Sulle liberalizzazioni, quindi, si giocano gli scontri tra categorie, tra imprese e consumatori che minacciano, è il caso del Codacons, contro-ricorsi alla Consulta sull’ articolo 31 della manovra. Cosa prevede? Sopprime i vincoli finora esistenti che diventano perciò operativi. E assegna 90 giorni di tempo a Regioni e Comuni per «adeguare i propri ordinamenti» non agli orari ma alla libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali «senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ ambiente e dei beni culturali». Il Codacons ricorda che le mancate liberalizzazioni nel commercio costano ai cittadini «ben 8 miliardi di euro, di cui 5,5 nel dettaglio alimentare». «Il decreto aggiunge la Federdistribuzione che raggruppa le grandi aziende del settore è già attuativo dal 6 dicembre e non necessita di alcun recepimento da parte delle amministrazioni locali. Le liberalizzazioni sono un propulsore per lo sviluppo del commercio e non un ostacolo». B.C. RIPRODUZIONE RISERVATA.

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