No ai rincari, è sciopero della benzina
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fonte:
- Corriere Adriatico
Ancona Per un litro di benzina, in un suo famoso pezzo, Rino Gaetano era disposto a prostituire la sua (presumibilmente) amatissima, oppure, “per un litro di oro nero” a chiuderla in un monastero (così da non indurre alcuno in tentazione). Nelle Marche di oggi non c’è la crisi petrolifera di quegli anni ma l’idrocarburo raffinato luccica come l’oro, stavolta ci riferiamo al prezioso metallo, quasi come allora. Ed ecco quindi che si profila, i prossimi 5 e 6 gennaio, l’ennesimo sciopero della pompa promosso dalle varie associazioni di consumatori aderenti a Casper: Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori.
Gesto disperato di fronte al prezzo che i carburanti hanno assunto nella nostra regione: la benzina ha sfondato quota 1,8 euro al litro, mentre il diesel, nel caso di alcuni marchi ha quasi raggiunto questa soglia. In altri casi addirittura superata. Su base annua si tratterà di fronteggiare aggravi di costi mediamente di 200 euro. Per le Marche qualcosa di più.
Sì perché da noi si è registrato la più consistente delle addizionali regionali alle accise sui carburanti: 5,58 centesimi al litro (per pagare i danni dell’alluvione che ha colpito il fermano). Il balzello si aggiunge ai 2 centesimi (per la sanità) che la Giunta guidata da Spacca aveva fatto scattare il 1° gennaio 2008, sospeso a fine 2009 e reintrodotto nel 2011 (Fonte: Sole 24 Ore su dati quotidianoenergia.it e staffettaonline.it), per un totale di 7,58 centesimi.
Il calcolo però non finisce qui. L’accisa ( che su base nazionale vale 26 centesimi) è un meraviglioso marchingegno che si applica al prodotto lavorato prima che su di esso si abbatta l’Iva (quasi una tassa sulla tassa quindi). Dal canto suo l’Imposta sul Valore Aggiunto, in attesa che giunga al 23% entro l’estate prossima, era già scalata dal 20 al 21%. Conti alla mano sono 1,59 centesimi in più, che portano il totale dell’aggravio (accise più Iva) a quota 9,17 centesimi.
I petrolieri come noto non ci stanno ad esser tacciati di tutte le colpe. “Il problema in Italia è da addebitarsi all’eccessivo numero di pompe – ricorda Daniele De Sanctis – del gruppo Api. Tutto ciò aumenta i costi di trasporto e diminuisce i margini del singolo distributore”. I numeri sembrano chiari: in Italia ci sono 26 mila pompe contro, ad esempio, le 14 mila francesi. In questo caso, a quanto pare, la logica di mercato non funziona o funziona al contrario: più pompe non significano più concorrenza e prezzi più bassi.
Il problema in realtà è complesso e l’Unione petrolifera prova a semplificarlo così: sul singolo litro di benzina il 56% va in tasse, il 36 in costi di acquisto e trasformazione del prodotto e il restante 8% è da dividere fra brand petroliferi e pompe di benzina (distribuzione).
“Mediamente si gioca su margini che vanno dai 10 ai 15 centesimi, su cui però sono ancora possibili promozioni e sconti. Senza contare che i raffinatori in Italia quasi mai riescono a realizzare guadagni sulla lavorazione. Almeno quelli non proprietari di pozzi petroliferi”.
Insomma i petrolieri e i benzinai lamentano margini inesistenti e i marchigiani pagano la benzina più dei greci che sono in bancarotta. Secondo Marina Marozzi dell’Adoc regionale “la giunta Spacca deve farci sapere quando finirà il balzello. Non vogliamo credere rimanga in perpetuo come le accise nazionali che includono la guerra in Abissinia del 1935”. Gli fa eco Silvana Santinelli di Adiconsum Marche che pone l’accento “sui costi a cascata che si riverseranno dalla benzina ad altri beni”. Il coordinamento regionale di Sinistra Ecologia Libertà, invece, si dichiara “al fianco della Regione nella battaglia per ottenere prima possibile i 50 milioni promessi dal governo nazionale” per far fronte ai danni dell’alluvione, e al tempo stesso chiede all’ente di “non applicare l’ulteriore balzello di 5 centesimi sui carburanti cercando la somma necessaria in altri settori, attraverso anche una ristrutturazione del bilancio di previsione”.
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