3 Gennaio 2012

L’ Euro compie dieci anni: auguri o condoglianze?   

L’ Euro compie dieci anni: auguri o condoglianze? 
 

 
Accompagnato, da grandi aspettative, da tante manovre di avvicinamento, in Italia anche da una tassa ad hoc, dieci anni fa entrava in vigore, in undici paesi dell’ Unione Europea, l’ Euro la tanto attesa, vagheggiata moneta unica. Chi non ricorda la curiosità, le molte speranze e perché no anche la fiducia, che riponevamo un po’ tutti sulla introduzione in Europa di una moneta comune a tutti gli stati membri, che avrebbe contrastato il potere, la forza, l’ influenza politica oltre che finanziaria, del dollaro. Venivano messe in soffitta le storiche monete nazionali, antiche come la lira, stabili e solide come il marco o prestigiose come il fiorino o il franco. Eravamo tutti convinti che quella unione che non riusciva a decollare politicamente avrebbe ricevuto un impulso decisivo dalla moneta unica. Oggi, a dieci anni esatti dalla sua introduzione, con il numero dei paesi che lo adottano salito a diciassette, il bilancio degli effetti dell’ euro sulle economie nazionali degli stati europei, singolarmente ma anche complessivamente, non può certamente definirsi lusinghiero, e non sono poche le indiscrezioni sulla volontà di alcune banche centrali di prepararsi ad un passo indietro, ad un ritorno alle monete tradizionali, Germania in testa secondo alcuni, l’ Irlanda secondo altri. Le analisi finanziarie non sono mai semplici, ancor meno quando l’ analisi riguarda l’ economia di più paesi, con situazioni economiche e politiche pregresse tanto diverse. Non possiamo, per capire esattamente quello che succede, non tener conto delle differenze sostanziali, che esistevano e continuano ad esistere tra l’ economia portoghese, per esempio, e quella tedesca o tra quella greca e quella francese. Ed è proprio questo il nocciolo della questione: l’ adozione dell’ Euro non è stata accompagnata dalla nascita di una banca centrale a vocazione realmente europea, essendo la BCE eccessivamente "appiattita" sulle posizioni politico-economiche tedesche. Bloccata sull’ economia tedesca e sulla sua tutela, non aiuta quei paesi più deboli che andrebbero sostenuti più efficacemente ed in modo più sostanziale. La crisi che attanaglia tutto il mondo occidentale, e l’ Europa in particolare, non può essere combattuta efficacemente anche per questa mancanza di una totale disponibilità da parte della Germania. Ma ricondurre i problemi dell’ Italia solo alla politica economica tedesca sarebbe sbagliato e miope. Se il potere d’ acquisto dell’ Euro in Italia si è ridotto in questi dieci anni del 39,7 %, come rilevano diversi studi di settore, non può essere solo colpa della politica internazionale o delle decisioni della signora Merkel. Un intreccio micidiale di concause ci ha reso tutti un po’ più poveri (il tutti è naturalmente riferito alla gente comune): la disonestà di alcuni commercianti che, approfittando della naturale confusione iniziale dei consumatori, ha operato indebiti ed immotivati aumenti dei prezzi, innescando una serie di conseguenze che hanno infine portato all’ attuale contrazione dei consumi. Il mancato controllo da parte della politica che avrebbe dovuto vigilare sulla corretta determinazione dei prezzi; controllo spesso annunciato, ma mai realmente attuato. Va poi messa in conto anche una certa pigrizia mentale del cittadino consumatore che ha via via identificato il valore dell’ Euro con le vecchie mille lire, soprattutto nei piccoli importi, pigrizia "aiutata" dalla scarsa consuetudine all’ uso di monete di valore rilevante: non abbiamo mai dato il giusto valore alle monetine, non realizzando che una manciata di quelle monetine corrispondevano alle vecchie 50 mila lire. Secondo uno studio del Codacons per effetto di tutti questi aumenti ( in qualche caso superiori al 100%) una famiglia di quattro persone ha subito un costo di quasi undici mila euro in questi dieci anni, e scusate se è poco. Concludendo, l’ adozione di una moneta unica è utile ed importante e, come sostengono in molti, fare marcia indietro sarebbe impossibile oltre che letale; per mantenerla però è fondamentale una politica di controllo dei prezzi rigorosa, che stronchi furberie e disonestà, che calmieri i prezzi, che tuteli le classi più disagiate. Per la politica estera, confidando nel prestigio personale del presidente Monti, possiamo sperare che l’ Italia riacquisti la credibilità e l’ importanza che le compete, per storia ma anche per effettiva capacità economica. L’ Italia, il cittadino italiano, la sua storia e le sue capacità non meritano quel risolino del leader francese di pochi mesi fa; speriamo vivamente che nel futuro rida solo guardandosi allo specchio. Giuseppe Rubino.

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