3 Gennaio 2012

Benzina, impennata da record "Una mazzata da 202 euro"

Benzina, impennata da record "Una mazzata da 202 euro"

ROMA Non si ferma la corsa dei prezzi della benzina. Il litro di verde sfiora la soglia di 1,74 euro, ma in qualche regione del sud il prezzo ha punte di quasi 1,80. Secondo i dati del ministero dello Sviluppo, il prezzo medio al distributore è il più alto in Europa, dove la media è di 1,504 euro. Il governo risponde con un piano che, da approntare entro fine mese, intende fare scendere il prezzo puntando sul fattore-concorrenza. Nell’ attesa, i consumatori scendono sul piede di guerra. Il Casper, Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (a cui aderiscono Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori), conferma lo «sciopero» degli acquisti di carburante per il 5-6 gennaio. A far schizzare all’ insù i listini, mentre il barile resta stabile intorno a quota 99,20 dollari a New York, è stato questa volta l’ aumento delle accise deciso in alcune regioni, combinato con l’ effetto moltiplicatore dei ritocchi alle accise e all’ Iva contenuti nella manovra Monti. La forchetta degli aumenti oscilla tra i 2,5 e i cinque centesimi: ai minimi Liguria (2,5) e Lazio (2,6) seguiti da Umbria (4), Toscana e Marche (5). L’ impatto è stato immediato. Quotidiano Energia rileva che il prezzo medio della benzina (in modalità servito) è compreso tra 1,729 euro al litro negli impianti Shell e 1,738 in quelli Ip (no-logo a 1,640). Il diesel passa da 1,699 euro dell’ Eni a 1,702 della Tamoil (no-logo a 1,599); il gpl da 0,744 euro dell’ Eni a 0,756 della Tamoil (no-logo a 0,726). L’ Unione petrolifera sostiene che la responsabilità è da ricercare altrove: «Non dipende da noi se il prezzo è così alto, ma dalle accise». «La situazione dei prezzi dei carburanti in Italia è oramai drammatica, e senza interventi tesi a calmierare i listini ogni automobilista nel 2012 si troverà a spendere 202 euro in più solo per i rifornimenti di benzina e gasolio». Lo afferma in una nota il Casper. «Certo, il caro carburanti è dovuto ai cinque aumenti delle accise decisi irresponsabilmente dal governo Berlusconi prima e da quello Monti poi, ma non solo. Le compagnie petrolifere, infatti, continuano ad arrotondare gli incrementi delle imposte, aggiungendoci un ulteriore margine di profitto. Prosegue, inoltre, il solito meccanismo della doppia velocità e infine, al netto delle tasse, i carburanti in Italia continuano ad avere un prezzo superiore a tutto il resto dell’ Europa. Per questo le associazioni di Casper confermano lo sciopero della benzina del 5 e 6 gennaio, sciopero che Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione nazionale consumatori sono pronte a revocare solo se il nuovo ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera deciderà prima di quelle date, di convocare ad un unico tavolo di confronto l’ Unione petrolifera, le associazioni dei gestori degli impianti e le associazioni di consumatori, per stabilire finalmente nuove regole finalizzate ad aumentare la concorrenza nel settore e punire le speculazioni sui prezzi».

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